Si riparte: le prime giornate storiche della Serie A

23 Agosto 2019  |  Alessandro La Corte

Riparte il campionato! Tra sorprese e debutti col botto, scopriamo insieme le prime gionate storiche della Serie A.

Ci siamo! Dopo un’estate di passione, fatta di calciomercato, spiaggia, parole crociate e quant’altro, il campionato si appresta a ripartire. E anche tu, finalmente, ti stai per lanciare alla scoperta degli undici che quest’anno ti faranno sognare. Eh si, perchè l’ottimismo, sotto l’ombrellone, vola. Quest’anno non c’è n’è per nessuno ragazzi, fuori i bidoni e dentro i fenomeni. Un grande classico dell’estate italiana, almeno quanto le storie d’amore sulla spiaggia.

Attenzione, però, perchè poi il campionato inizia sul serio. E non sono stati rari i casi in cui le speranze di una vasta platea di tifosi si fossero già dissolte che manco un ghiacciolo a Ferragosto. Oppure, l’altra versione, ancora più sadica. Prima giornata super dei ragazzi (e tutti giù con l’abbonamento) che però fa da prologo a un’annata da forche caudine. Non vi ricordate? Niente paura: ecco uno speciale flashback sulle prime giornate storiche di Serie A.

Milano da bere: parte 1

Pronti, partenza, via. Annata ’86/87, il primo Milan di Berlusconi debutta a San Siro contro l’Ascoli neopromosso. L’atmosfera è frizzante, in puro stile milanese anni ’80. Il Cavaliere arriva a San Siro tra gli applausi della folla, forte di una campagna acquisti che ha portato a Liedholm Massaro, Donadoni, il nanu Galderisi, Bonetti e Giovanni Galli.

Berlusconi, al solito, la butta sul sentimentale: “Come si fa a non essere emozionati? È come il primo appuntamento d’amore”, confessa all’inviato RAI Franco Costa.

Di fronte, l’Ascoli appena risalito in Serie A, sotto la guida di Boskov, emigrato a fine stagione verso altri lidi. Liam Brady, al tramonto della carriera, dirige le operazioni in mezzo al campo.

L’attesa è spasmodica, ma il Milan, a sorpresa, va in bianco. E’ Massimo Barbuti, ex ragazzo prodigio di Parma, a punirlo, con un gol da effetti speciali. Sul banco degli imputati finisce proprio Galli, reduce dal brutto Mondiale messicano. Gli anni in rossonero, per fortuna, gli daranno modo di rifarsi.

Milano da bere: parte 2

E’ passato un anno, ma la prima giornata della stagione successiva riserva un’altra sorpresa. L’Inter parte per vincere il campionato, le attese sono tutte per i nerazzurri. Sparring partner della prima giornata, una neopromossa infarcita di sconosciuti, allenata da tal Galeone.

Eppure Giovanni Galeone, già allora, a Pescara è una star. Profeta della zona, rivoluzionario, sigaretta sempre accesa in bocca. L’anno prima ha portato i delfini a una promozione quasi inspiegabile, partendo da un ritiro precampionato in cui i giocatori erano in 13(!), di cui due portieri.

La star della squadra è lo jugoslavo Blaz Sliskovic, tipico carattere balcanico poggiato su due piedi fatati. Fuma, beve e dipinge calcio come si fa solo dalla sue parti. Al suo fianco il brasiliano Leo Junior, che in una fase di stanca del match manda in porta Galvani. Pescara in vantaggio e San Siro gelato.

L’Inter ci prova, ma il ventenne Giuseppe Gatta è un muro insuperabile e Sliskovic raddoppia dal dischetto. La sorpresa è servita, il Pescara si salverà alla fine della stagione e Sliskovic porterà il suo talento in Francia. Ritornerà in Abruzzo solo nel ’92, stanco e sciupato, forse annusa già l’aria che si respira a casa sua, in una versione del Pescara galeoniano di minor successo dell’originale.

Otero show

Marcelo Otero è il tipico caso di beffa fantacalcistica. Corre l’annata 1996/97 e l’esordio del rampante Vicenza di Guidolin non è dei più semplici: trasferta a Firenze, nella tana di Batistuta, che ha appena demolito il Milan in Supercoppa con una punizione magistrale. Viola gasatissimi e pronti a partire col botto anche in campionato.

Marcelo, però, ha altri progetti. Quel pomeriggio si trasforma in un incubo per la difesa avversaria. Toldo è bucato quattro volte: di testa, in contropiede, in mischia e su rigore. Roba da fantascienza, ai gigliati non basta nemmeno Batigol. Il Vicenza sbanca Firenze 4-2.

I primi fanta allenatori (il gioco all’epoca era fresco fresco…) si svenano nelle aste, con rilanci selvaggi per assicurarsi il bomber. Peccato che Otero, dopo l’exploit all’esordio, segnerà solamente altri 9 gol (con 5 rigori…) in tutto il campionato. Roba da denuncia, con le coronarie di molti messe a dura prova per il fanta investimento sostenuto. Per i biancorossi vicentini, comunque, la stagione sarà da incorniciare.

Lippi dixit

«Se fossi il presidente, manderei subito via l’allenatore. Prenderei i giocatori, li attaccherei tutti al muro e li prenderei a calci nel culo, perché non esiste giocare in questa maniera» . Parole e musica di Marcello Lippi. Cosa è andato storto per far sbroccare in questo modo uno dei più vincenti allenatori italiani?

Quello tra l’Inter e Lippi, fin dal principio, non è un matrimonio facile. Il tecnico viareggino, accusato di juventinismo dall’establishment nerazzurro, al termine della prima stagione rischia di scivolare fuori dalla zona Champions. L’Inter arriva a pari punti con il Parma. E’ Roby Baggio, ostracizzato per tutto l’anno, a salvare capra e cavoli nello spareggio con i ducali per l’accesso ai preliminari.

Peccato che l’Inter, forte di una campagna acquisti memorabile (tra gli altri Cirillo, Vampeta, Farinos, Robbie Keane e Hakan Sukur) decida di suicidarsi contro i semisconosciuti svedesi dell’Helsingborg, salutando la Champions ad agosto, con Recoba che si fa parare il rigore decisivo a 10 minuti dalla fine.

L’esordio in campionato contro la Reggina di Franco Colomba ha già il gusto amaro dell’ultima spiaggia. Lippi sta per perdere decisamente il controllo dei nervi e le reti al Granillo di Possanzini e Marazzina fanno saltare il tappo di spumante. Dopo due giorni dalla sfuriata, rescissione consensuale, arriva Marco Tardelli, preludio ad un’annata tra le più tristi della storia nerazzurra.

Kung fu Baldini

Parma e Catania esordiscono in un pomeriggio afoso di agosto 2007. Il Tardini riabbraccia gli undici che, grazie alla sapiente guida di Ranieri in panchina e alle magie di Giuseppe Rossi in campo, si sono guadagnati la salvezza a maggio. In plancia di comando è arrivato Mimmo Di Carlo, regista del Vicenza dei miracoli di cui abbiamo già parlato e alla ricerca del trampolino di lancio per la carriera da allenatore.

Dall’altra parte il sanguigno Silvio Baldini è chiamato a confermare l’ottimo piazzamento della stagione precedente, con gli etnei arrivati alla salvezza dopo ben 22 anni di assenza dal massimo campionato.

L’atmosfera lassista di inizio stagione rende le difese più morbide del solito e gli attaccanti fanno festa. Apre Morimoto, pareggia Pisanu, poi Marco Rossi e Baiocco firmano il 2-2. Potrebbe anche andare bene così.

E invece, a dieci minuti dalla fine, arriva il fattaccio. Baldini, espulso dall’arbitro, prima protesta, poi si attarda. Vuole lasciare le ultime consegne ai suoi, ma Di Carlo non la prende bene. Quello che segue è un classico mistone da commedia all’italiana, con spintoni, tentato rovescio di Di Carlo, che va corto di poco, e replica poco oxfordiana di Baldini, che affonda la scarpata nelle terga dell’avversario, sfruttando un momento di disattenzione del rivale. Il tecnico toscano viene portato fuori a forza.

Sin dal dopopartita, si scatena il dibattito, in cui piazza il carico anche Pippo Baudo, vero alfiere dello spirito catanese, che invita bellamente Baldini a togliersi dalle scatole. Per il presidente della FIGC Abete ” legare l’immagine della prima giornata di campionato a un episodio di questo genere non fa bene al calcio”. E Baldini? Ancora furente, chiederà comunque scusa a tutti, tranne che a Di Carlo, con cui i rapporti rimangono da guerra fredda anche a distanza di anni. In ogni caso, la stagione li vedrà con un destino comune: esonerati entrambi.

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