10 cose che un pescatore può fare quando è chiuso in casa

18 Marzo 2020  |  Paolo Meneghelli

Noi pescatori stiamo soffrendo tanto questa storia del virus: perché, chi più di noi, patisce lo stare chiusi in casa? Noi che amiamo la natura e la libertà… Ma non abbattiamoci: ecco 10 utili cose che si possono fare comodamente a casa in questi giorni di “quartantena”.

Ammettiamolo: diciamo che non abbiamo mai tempo. Lavoro, famiglia, altri interessi: ci sono cose che, nella pesca, mettiamo sempre in secondo piano perché, giustamente, quando abbiamo tempo preferiamo stare sulle sponde piuttosto che a casa a sistemare.

Perché è una questione di ordine e di prestazioni delle nostre attrezzature: meglio le sistemiamo quando siamo fermi, meglio è.

Questo periodo bruttissimo, in cui siamo chiusi in casa a causa del nemico “invisibile” Covid-19, ci costringe a farle, quelle cose che abbiamo sempre accantonato.

Quali? Ve ne elenchiamo 10.

Saranno utili e, soprattutto, ci daranno un vantaggio: ci permetteranno di staccare occhi e testa da quei dannati frullatori emotivi che sono i social network.

Anche se magari, a questo articolo, ci siete arrivati proprio grazie ai social…

Anche se siamo chiusi in casa – o in garage – c’è sempre qualcosa che possiamo fare per la nostra passione!

Gira, gira, gira (ma non il rotowash)

La pubblicità ve la ricordate? Di quel mitico prodotto per lavare i pavimenti… Certo, la “reclusione” forzata con moglie e compagne, non illudetevi, vi costringerà a dosare un bel po’ di olio di gomito.

Finito di “girare” sul pavimento, girerà qualcos’altro che qui non si può dire e, infine, prendiamo la parte più delicata dell’attrezzatura: i mulinelli.

Gira, gira, ma devono girare bene, e si può fare solo se facciamo una buona manutenzione: che è la prima cosa che consigliamo di fare in questo periodo di “clausura”.

Con uno straccio pulito e bagnato passiamo tutto il corpo del mulinello per bene, dopo aver tolto la bobina. Già è una cosa che dovremmo fare sempre, se non dopo ogni pescata, quasi.

La pulizia esterna permette di tenerli belli, ma di evitare anche il raggruppamento di pericolose particelle di sporco che poi possono andare negli ingranaggi.

L’alberino può essere lubrificato con apposito lubrificante al teflon.

Se siete dei “manici”, potete anche aprire il mulinello e pulire gli ingranaggi. Idem per archetto e dischi della frizione. Se non l’avete mai fatto, potete cercare i numerosi tutorial su YouTube ma… a vostro rischio e pericolo!

Se non volete rischiare, va bene un po’ di lubrificante al teflon sull’alberino, facendolo salire su e giù per qualche volta, ma senza esagerare. In questi casi, infatti, è sbagliato pensare che “più ne metto meglio è”.

Pulito il mulo, ecco la seconda cosa da fare: quella bella bobina che avete svuotato del filo per pulirla va riempita nuovamente.

Nylon, treccia, fluorocarbon: a voi la scelta a seconda della tecnica che praticate.

Cambiare il filo è fondamentale: approfittiamo di questo lungo tempo fermi per farlo bene.

Qui ci fermiamo, non vi diamo consigli né su quale filo scegliere, né su come si imbobina il filo: in questi giorni, finire nella classifica “top of the flames” internettara è veramente alto.

Possiamo solo dire che cambiare il filo è fondamentale perché il filo è la cosa che ci tiene uniti al pesce.

Se fa schifo, va di schifo anche il combattimento con quel pesce enorme che avete appena allamato.

Vai di canne!

Alt. L’esortazione non è quella di fruire di sostanze (più o meno) stupefacenti. Semplicemente, dopo i mulinelli passiamo alle canne.

La terza cosa che possiamo fare in questi giorni bui è, appunto, pulire le canne. Il solito panno bagnato va benone. Se vogliamo, possiamo utilizzare un detergente delicato per dargli più lucentezza.

Spesso dietro gli anelli si accumulano sporco e detriti: controlliamoli bene!

Le parti critiche sono gli anelli, dove, a un’analisi più accurata, si scoprirà quasi sempre un bel raggruppamento di sporco. Fronte, e retro: gli anelli vanno analizzati (e puliti) bene.

La placca è altrettanto critica perché è la zona che impugniamo con le mani sporche di pastura e di qualsiasi altra cosa, e andrebbe pulita molto molto spesso, non solo una volta l’anno.

Terzo elemento sono gli innesti. Gli spigot vanno controllati e va controllato anche se, nel puntale, non sono presenti granelli di polvere o pietruzze che possono segnarli.

La stessa attenzione va posta alle canne telescopiche, dove gli innesti “scorrono” uno sull’altro e possono segnarsi con lo sporco.

A proposito di canne, c’è anche la quarta cosa che possiamo fare restando chiusi in casa: cercare le offerte migliori sulle canne da pesca per dare una ringiovanita all’attrezzatura.

Con tutto il tempo che abbiamo a disposizione, trovare quella giusta non sarà difficile!

Bzzz, bzzz, bzzz

La quinta cosa che possiamo fare è “fare le mosche“. Ma nel senso dei moschisti, non nel senso di stare fermi sul divano a fare niente.

Questa cosa riguarda solo una parte di noi pescatori ma, a detta di chi lo fa e di chi ci si avvicina, è una figata.

La cosa bella è che abbiamo tantissimo tempo, quindi possiamo perfezionare mosche che già facciamo, oppure buttarci in nuove creazioni.

Fare una “gara di mosche” via Whatsapp potrebbe essere una soluzione molto valida per passare il tempo in modo utile.

Ma la cosa più bella è fare i “contest“. Ovvero, prendersi in giro con gli amici sui gruppi WhatsApp, creazione dopo creazione.

Guardate che figata questa kebari!“. “Robaccia! Guarda invece questa perdigones che precisione“. “Ma basta fare robe da ******. Toh ‘sta ninfa che pregio!“.

E via così, senza un vincitore ma con la sana voglia di prendersi in giro.

E’ divertente, bastano un po’ di materiale di costruzione per mosche, un morsetto da mosca, e poi pochi accessori e si può partire.

Anche i novizi possono farlo, perché ci sono tantissimi video che spiegano passo passo come fare le mosche. Provate, chissà che non scoprirete una nuova passione!

Keep rollin’!

Cambiando tecnica, ecco la sesta cosa: keep rollin’! Ovvero: rollare le boilies.

Il self-made non è più tanto in voga tra i carpisti per due motivi: primo, perché la gente ovviamente ha sempre meno tempo per curare le esche e preferisce passarlo a pesca, un cambio di mentalità netto e deciso che ha un po’ affossato tutto il magico mondo alchemico di boilies e additivi; poi, perché le boilies ready made, anche economiche, hanno fatto un salto di qualità notevolissimo, e ci fanno prendere pesci anche su lunghe pasturazioni.

Gli aromi CCMoore sono tra i migliori in commercio per la realizzazione di boilies.

Però, il self-made è il self-made: vuoi mettere la soddisfazione di catturare una carpa con le tue esche, progettate, impastate, e cotte a puntino?

E’ magico quello che succede: senti tutto più tuo, più vero. Senti che la tua esca è la migliore al mondo. Tutto molto bello.

Farsi le boilies in casa può anche essere divertente se si hanno bambini o compagne con cui condividere il tempo. Perché fondamentalmente è come fare una torta o i biscotti.

Il consiglio è quello di usare aromi o attrattori da carp fishing casa-friendly, ovvero fruttati e cremosi. Scordiamoci pesce, crostacei e acidi vari tipo il butirrico: rischiamo di essere cacciati di casa.

E se ci fermano con l’autocertificazione, secondo voi credono al fatto che “sono stato cacciato di casa perché ho fatto delle esche puzzolenti”?

Treble trouble

Se i carpisti comprano le boilies spesso solo sentendo l’odore, gli spinner spesso scelgono gli artificiali solo per la livrea.

E si dimenticano di un “problema”: se l’ancoretta fa schifo, perdiamo i pesci. Appunto, treble trouble!

L’ancoretta può fare schifo da subito, ma siccome è luccicosa e bella in forma ce ne rendiamo conto solo col pesce in canna. Ma spesso ci diventa, schifosa: arrugginita, opaca, indebolita.

E di questo possiamo rendercene conto prima di andare a pescare, a volte semplicemente guardandola.

Quindi, settima cosa: cambiare le ancorette agli artificiali.

Sul mercato ci sono tantissime ancorette da spinning per artificiali, ma il nostro consiglio è quello di affidarsi a marchi importanti e riconosciuti, come ancorette Bkk, ancorette Vmc o ancorette Owner.

Scegli uno dei tre, e non sbagli. Con tutto il tempo che abbiamo a disposizione possiamo guardare bene tutti gli artificiali, controllare non solo le ancorette ma anche gli split ring, e rimetterli a nuovo.

Tanto tempo a disposizione significa che possiamo anche cercare di riordinarli nelle Plano, o nelle Meiho. Insomma, nelle scatole per gli artificiali.

Long jerk con long jerk, gomme con gomme, scatola top water, scatola “metallo”, e così via. E’ il momento giusto per riordinare le lures e, anche, capire effettivamente cosa abbiamo e cosa ci manca, quindi, eventualmente, acquistare gli arficiali da mare o da acqua dolce che ci servono.

E quando la quarantena avrà il sopravvento, c’è un’altra opzione: riempire la vasca da bagno di acqua e provare gli artificiali dentro.

Anche qui, le possibilità di “challenge” sono tantissime… aspettiamo le foto sui nostri canali social Instagram @sportitfishing e Facebook!

“Tank test”: ovvero, prova il tuo artificiae nella vasca e vedi che effetto fa!

Guarda (che) roba

All’abbigliamento non guardiamo mai, perché lo diamo un po’ per scontato. Alla fine il pensiero è questo: “ma tanto è solo una giacca da pesca…“.

Peccato che, spesso, giacche e pantaloni da pesca sono fondamentali per tenerci all’asciutto ma anche più semplicemente protetti dall’umidità.

Una giacca che non protegge dalla pioggia, un softshell che non ci isola dal vento, dei waders che fanno passare l’acqua, sono tutti problemi che, prima o poi, dobbiamo affrontare.

E siccome quando finirà tutto questo brutto sogno molto probabilmente saremo in pieno periodo di temporali e affini, perché non approfittarne per ridare vita e impermeabilità ai nostri prodotti?!

In commercio esistono detergenti per vestiti da pesca, così come impermeabilizzanti per vestiti perfetti per le nostre giacche e pantaloni.

Questa è una pratica suggerita anche da marchi specializzati importanti come Geoff Anderson, Trakker, Patagonia.

Ogni prodotto ha precise indicazioni di utilizzo, ma in genere sono molto facili da usare. O sono spray da applicare direttamente sui tessuti, oppure sono “detersivi” da utilizzare in lavatrice (rispettando rigorosamente la temperatura di lavaggio).

La linea Trakker Revive comprende prodotti per il lavaggio e l’impermeabilizzazione di tende e abbigliamento.

Oltre all’abbigliamento, l’impermeabilizzazione può essere fatta anche su tende, sacchi a pelo e altri accessori per il riparo del pescatore.

Occhio di falco

Un’opzione interessante, per gli appassionati del genere, è guardarsi tutta la saga degli Avengers. Però con tutto il tempo che abbiamo in un paio di giorni ce la si fa.

L’occhio di falco – nona cosa che consigliamo in questi giorni di quarantena – è in realtà quello di Google Maps. Avete presente l’opzione “Satellite” che permette di vedere dall’alto, come un falco, il territorio?

Bene: dedicare qualche ora al “mapping”, ovvero alla ricerca di nuovi spot di pesca, potrebbe essere una cosa di cui trarrete i frutti più avanti.

Utilizzando gli strumenti di Google possiamo mappare palmo per palmo le zone e trovare nuovi spot di pesca “a portata di click”.

Possiamo stilare poi un elenco e, alla prima uscita utile, visitarli in prima persona. Ma nel frattempo avremo cercato info su internet, presso altri pescatori, e magari avremo utilizzato anche altri strumenti di approfondimento come le mappe di batimetrica, i servizi che indicano il livello idrometrico, e così via.

Studiare in anticipo gli spot ripaga sempre. Diamoci dentro col mapping in questi giorni di “clausura”!

A tutti i livelli e per tutte le tecniche, fare mapping fa la differenza. E un conto è farlo in pausa pranzo, spezzettato su diversi giorni; un altro è avere tanto tempo a disposizione per approfondire tutto.

Perché “trovarsi” uno spot è molto più stimolante che “ciularlo” a qualcun’altro… o no?

Tornare in classe

Arrivati alla fine di questo lungo articolo, ecco il decimo consiglio, che forse è il più importante: approfittiamo di questo tempo a casa per studiare.

Ma come, studiare la pesca? Sì!

Passare del tempo ad approfondire la nostra tecnica preferita, in tutti gli aspetti possibili e immaginabili, è una cosa che ci arricchisce e ci migliora come pescatori.

Se sei un carpista, puoi studiare gli hair rig, le tecniche di approccio agli spot, magari capirci qualcosa di più sulle esche.

Se sei un appassionato di spinning, puoi studiare come utilizzare le diverse esche al meglio, approcciare nuove tecniche “straniere” per la pesca di determinati predatori, o più semplicemente studiare nuove tecniche di recupero.

Se sei un pescatore di mare, hai il mondo da studiare davanti. Idem se fai della pesca a mosca la tua ragione di vita.

Se sei un pescatore, il bello è che studiare significa anche SOGNARE.

E questo è un diritto che non può toglierci nessuno, neanche un maledetto virus!

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