Ami da carp fishing extra forti e maggiorati: quando e perché usarli

20 Maggio 2019  |  Paolo Meneghelli

Ormai quasi tutte le case hanno, nelle loro linee di ami, le versioni “X”, ovvero a filo maggiorato, degli uncini più venduti. Il motivo è la richiesta pressante dei carpisti europei che affrontano le grandi acque. La loro utilità, tuttavia, non si limita solo ai grandi laghi e fiumi europei…

Gli ultimi arrivati sono gli ami Brute di Nash: grossi, spessi, potenti, ami che ti fanno capire subito a chi sono indirizzati.

In questo articolo parliamo degli ami a filo spesso, che sono molto apprezzati dai carpisti continentali che vanno alla ricerca dei grandi pesci.

Lo spunto per questo contenuto è nato dalla discussione con un altro carpista, che li esaltava.

Io che scrivo non ne sono mai stato un grande estimatore, anche se, in diverse situazioni, sono stato costretto a usarli.

Perché penso che ogni amo abbia il suo perché e sia sbagliato generalizzate. Tuttavia, questa discussione mi fatto rendere conto di un aspetto importante: la grande evoluzione, in termine di affilatura e qualità, delle punte.

Anche degli ami dedicati al “lavoro pesante”.

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Partiamo allora dagli ultimi arrivati, gli ami di Nash che hanno un nome che è tutto un programma, i Brute.

Si affiancano ai già best seller ami delle serie X e XX di Korda, e agli anch’essi appena arrivati ami Fox della serie X.

La loro qualità principale si nota fin dalla confezione. Il “filo”, ovvero il metallo di cui sono costituiti, è grosso e spesso.

Guardi l’anello e pensi che nessun tubicino line aligner standard può esservi montato sopra. E non siamo tanto lontano dalla verità!

Sono ami che le aziende inglesi hanno creato, più che per le loro acque, per gli immensi laghi europei e per quel carp fishing continentale che si contraddistingue per il long range e la pesca in luoghi ricchi di ostacoli.

Anche l’Italia rientra in questa categoria, perché i carpisti che affrontano acque come Bolsena, Pusiano, Viverone, Garda, e tanti altri laghi dove le calate estreme oltre i 200 metri sono all’ordine del giorno, hanno bisogno di ami così.

Un “filo” di differenza: a sinistra un amo Brute di Nash, a destra un amo standard…

Poi, come detto prima, ci sono i carpisti che sono costretti a pescare con le frizioni chiuse perché i pesci si infilano negli ostacoli subito, appena allamate: in questo caso gli ami maggiorati diventano ancora più fondamentali perché è su di loro (e sulla lenza) che si scarica tutta la trazione della ferrata.

L’amo fa la differenza perché in termini di risultato, una carpa a cui abbiamo girato subito la testa è una carpa a guadino. Una carpa che fa quel che vuole, è una carpa persa (sperando non sia impiccata).

Ed è ovvio che questo risultato possiamo ottenerlo solo se l’amo è in grado di puntarsi e di non aprirsi. Quindi, deve essere un amo grosso.

Un cambio notevole

Chi scrive non ha un’estrema simpatia per gli ami esagerati. O meglio, li ritiene indispensabili in determinate situazioni (vedi sopra), ma quando può, come dire… sta basso con filo e misura.

Il motivo della mia diffidenza dagli ami “XX” è sempre stato legato alla qualità e alle prestazioni della punta.

Un test empirico che, però, dà un’indicazione di massima della qualità della punta di un amo. Se sanguina, è ok!

Mi piace pungermi la dita con le punte degli ami, ed era evidente, fino a qualche tempo fa, che le punte degli ami maggiorati non fossero al livello di quelle degli ami standard.

O meglio, siccome una punta in un amo da carp fishing è efficace non solo in sé, ma soprattutto in rapporto al piombo usato, per usare ami maggiorati era necessario utilizzare piombi da 180 grammi su. Altrimenti, la puntura era solo superficiale.

“Eh, ma tanto vengono usati per il long range, dove i piombi sono comunque pesanti”.

Mi permetto di dissentire, perché dire “long range = piombo pesante” è molto rischioso.

Avete mai pescato su fondali molli, anche a 250 metri da riva? Cito Viverone come esempio: ci sono punti dove, se peschi con 200 grammi di piombo, devi usare un finale di 1 metro per stare in pesca. Quindi, per avere la stessa tenuta, basta un piombo da 150, o anche meno (dal momento che affonda).

Detto in parole semplici: su certi fondali, per stare in pesca bene, servono piombi leggeri, anche se la distanza è molta. E se l’amo è troppo grosso e non punge?

Stessa situazione con la pesca vicino agli ostacoli. Mi capita ogni tanto di pescare dalla barca vicino a legnaie o ostacoli sommersi. A volte a vista, altre volte anche in 4-5 metri d’acqua.

Ma comunque in una situazione di stalking dove non devo far rumore. Qui son costretto a usare ami grossi, ma avete presente che rumore fa un piombo da 250 grammi anche lanciato a pendolo?

Ami come i Wide Gape Beaked di Fox, hanno un filo leggermente più grosso. Una buona via di mezzo tra gli ami standard e quelli maggiorati. CLICCA SULLA FOTO se vuoi acquistarli!

Fino a poco tempo fa, risolvevo questo problema utilizzando ami standard, ma che avessero un filo leggermente superiore gli altri, preservando la qualità della punta.

Per citarne un paio, dico sicuramente i Fox Wide Gape Beaked e poi i Choddy di Korda. Sono ami molto resistenti, che mi danno le garanzie necessarie per fare questo tipo di pesca anche con piombi da 30-40 grammi.

Tuttavia, a volte capita di spaccare anche questi, proprio perché le trazioni sono estreme, oppure capita di slamare, perché avendo un filo sottile, durante il combattimento è più facile che, muovendosi, lacerino la bocca del pesce.

Rischi accettabili, che però oggi a mio avviso vengono quasi eliminati con l’avvento dei nuovi ami maggiorati delle principali aziende del carp fishing.

Quasi non c’è differenza

Un consiglio che do sempre quando mi chiedono consigli sugli ami è appunto quello di guardare la punta. E, se possibile, di confrontarla, confezioni alla mano.

In questo articolo vi cito un paio di esempi fotografici che fanno vedere come ci siano enormi differenze tra le punte di un amo e un altro.

Due ami maggiorati, due punte diversissime. Quella di destra, necessita di un piombo molto pesante per puntarsi bene.

Sono foto che ho scattato per verificare l’effettiva affilatura degli ami Brute di Nash a confronto con ami di altre marche, sia standard che maggiorati.

E’ evidente come il passo in avanti sia enorme!

Prima di chiudere è necessario parlare del confronto tra questi ami di nuova generazione e quelli in acciaio che molti carpisti estremi ancora oggi considerano insostituibili.

Non hanno tutti i torti, perché ovviamente garantiscono una qualità della tenuta e un’affilatura della punta notevoli, ma hanno il difetto di essere pesanti.

Se nel long range, o comunque in una pesca di attesa alla ricerca del big fish, questo aspetto può essere accettabile, non possiamo dire lo stesso se la pesca deve essere veloce, e soprattutto se i pesci che cerchiamo di pescare sono molto sgamati.

Un wafter applicato su un amo d’acciaio, seppure alleggerendolo a volte si comporta come una affondante.

A destra, un amo a filo standard, a sinistra un Brute di Nash. Come si può vedere, l’affilatura della punta è praticamente allo stesso livello seppur il “filo” sia enormemente diverso.

Gli ami di nuova generazione, invece, essendo più leggeri ci permettono di creare inneschi criticamente bilanciati anche con palline molto piccole.

Cito un mio esempio: non è raro, in un paio di particolari spot, per me pescare con ami taglia 1 maggiorati e wafter da 14 millimetri, a volte addirittura barrel.

Devo farlo per la particolare diffidenza dei pesci e perché la pesca lì si basa soprattutto sull’uso di pellet e boilies sbriciolate.

Ma i pesci sono grossi, e vivono tra gli ostacoli. Con ami come i Brute posso pescare finesse, ma permettermi un combattimento strong.

Non avere paura di cambiare

Le punte affilate, ovviamente, hanno un rovescio della medaglia: si spuntano più facilmente. C’è chi dice “1 pesce, 1 amo“, e non sbaglia.

Anche Fox ha recentemente lanciato nella sua linea gli ami a filo maggiorato. La punta, anche in questo caso, è notevolmente affilata.

Però, la differenza tra una cattura e una slamata, oppure un “pesce che non ci rimane“, è tutta lì. Nella puntina dell’amo.

Se, a favore delle prestazioni, sono costretto a cambiare l’amo a ogni pesce, io sono disposto a farlo.

Esistono poi i kit affila ami, che personalmente ho smesso di usare ma che tanti amici usano, rigenerando ami che sembravano morti.

In conclusione, tre piccoli consigli:

  • quando acquisti un amo, guarda sempre la punta (e fallo anche prima di ogni lancio in acqua!);
  • “prova” sempre l’amo in relazione al piombo: se il dito non sanguina (vabé forse esagero, meglio dire “fa male”), vuole dire che la coppia è sbagliata;
  • scegli l’amo in relazione alle tue esigenze: amo spesso non significa pesce grosso, ma amo sottile a volte significa pesce perso.

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