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Ami sottili nel carp fishing: rivoluzione o bufala?

19 Novembre 2018  |  Paolo Meneghelli

Negli ultimi due anni tutti i grandi marchi del carp fishing hanno inserito a catalogo nuove versioni di ami. Comuni denominatori: filo sottile, punta extra affilata e… polemiche a non finire sul fatto che sono deboli. Ma è proprio così?

Finalmente una polemica nuova! Messo da parte il filone delle carpe volanti e dei laghi a pagamento, ecco il nuovo tormentone: che schifo i nuovi ami ultrasottili!

Gli ami si aprono”. “I nuovi ami devastano la bocca delle carpe”. “Dopo un pesce si spuntano”.

Gli ultimi a essere stati messi sulla graticola sono stati i Kamakura di Korda, ma ci sono passati anche tutti i modelli recentemente lanciati da Fox e da Nash.

Non è nostra intenzione difendere questi prodotti.

In questo articolo preferiamo presentarvi la realtà per come la vediamo noi, dopo aver parlato con diversi clienti ed aver provato sul campo alcuni di questi ami.

Nelle prossime righe vi presentiamo il nostro punto di vista, senza peli sulla lingua.

I Kamakura Krank sono versioni più sottili e affilate del famoso Krank di Korda. Avete visto che punta? CLICCA SULLA FOTO per acquistarli.

Come detto sopra, tutte le aziende inglesi si sono spinte verso una forte estremizzazione degli ami in direzione della leggerezza, sottigliezza e affilatura della punta.

E’ un trend Uk che riguarda tutti i brand, nessuno escluso.

C’è chi ha puntato sulla leggerezza (Fox), chi sulla punta (Nash), chi sulla sottigliezza (Korda): fatto sta che tutti gli ami sono stati messi nel mirino dagli angler italiani come prodotti non all’altezza.

Basta fare un giro sui social per capire che, il problema più grande, è il fatto che questi ami si aprono o si spaccano.

Circolano sulla Rete diverse foto di ami spezzati in due a metà curvatura, oppure tirati “dritti” da un combattimento.

Senza mettere in dubbio la veridicità delle foto, ci piacerebbe gettare sul tavolo alcune carte per ragionare non sugli ami in sé, ma su come vengono utilizzati.

In Inghilterra e da noi.

I motivi dietro la scelta

Partiamo subito con una domanda: perché le grandi aziende hanno messo sul mercato ami di questo tipo?

Difficilmente crediamo alla favoletta per cui sia solo una questione commerciale.

I nuovi Claw di Nash hanno una punta incredibilmente affilata. Questo gli permette di puntarsi molto in profondità nella bocca del pesce.

In realtà, dietro questi lanci c’è il fatto che l’efficacia in pesca di un amo più leggero, più sottile e più affilato è indiscutibile, soprattutto in acque pressate.

Da noi la pratica non è così diffusa, ma in Inghilterra sono moltissimi i carpisti che portano sempre con sé un affilatore per ami e, anzi, molti affilano gli ami appena tirati fuori dalla confezione, non solo dopo una cattura.

La ragione commerciale, quindi, è quella di offrire agli angler qualcosa di più.

Qualcosa di più che, da noi, è stato preso come “qualcosa di meno”. Una debolezza, non un vantaggio.

Piuttosto che vedere un’opportunità di fare più pesce, l’abbiamo presa come l’occasione per gettare un po’ di fango sulle aziende. Ma perché?

Fondamentalmente, perché non li abbiamo capiti, e non abbiamo calato questi ami nel nostro contesto.

Questo non significa fare il ragionamento semplice, dicendo che le carpe inglesi sono più piccole quindi i carp angler possono permettersi di usare ami più deboli e sottili.

Perché è un ragionamento sbagliato, e di fondo scorretto, perché le taglie ormai sono alte anche da loro, e se un amo è puntato nel modo corretto non cambia se un pesce è 10 chili o 20.

L’analisi va fatta in modo più ampio, analizzando le varie critiche a cui questi ami sono stati sottoposti.

Se è più affilata, è meglio?

Partiamo dalla punta. Prima dei Kamakura di Korda sono stati messi sotto il fuoco incrociato i nuovi ami di Nash.

La “colpa” era quella di essere così tanto affilati da doverli cambiare (quasi) dopo ogni lancio.

Gli ami di nuova generazione hanno una punta estremamente affilata e “pericolosa” per le nostre dita!

Figurati se devo cambiare l’amo dopo ogni lancio!”: un inglese mediamente tecnico si metterebbe a ridere davanti a questa affermazione.

Perché è sintomo di una pigrizia di cui non andare fieri.

Ragioniamo seriamente: meglio un amo molto affilato, che appena il pesce lo prende in bocca rimane punto ma che devo cambiare molto spesso, oppure meglio un amo standard che non devo cambiare spesso ma che chissà quante volte finisce nella bocca del pesce senza attaccarsi?

Da angler appassionato, chi scrive ha una sola risposta, ed è la prima.

Se scegliete la seconda, molto probabilmente andiamo a pescare per ragioni differenti. La mia, sicuramente, non è campeggiare con gli amici…

Le nostre acque non sono pressate come quelle inglesi, è vero. Ma molte lo stanno diventando.

Ci sono spot blasonati in Italia dove le carpe quasi sono in grado di “pesare” le boilies bilanciate.

Solo che noi italiani ci accontentiamo: facciamo uno o due pesci, e siamo contenti, perché pensiamo di aver fatto il massimo.

Ma, magari, le nostre esche sono state toccate da 10 pesci, e ne abbiamo mancati quasi l’80%, senza accorgercene!

L’esame con la lente di ingrandimento ci fa capire chiaramente di cosa stiamo parlando.

Allora proviamo a fare un cambio di mentalità. Cominciamo a renderci conto del fatto che un amo affilato è meglio di uno che non lo è.

Diamoci un pizzicotto quando, alla prossima pescata, iniziamo con l’amo che avevamo già montato nella sessione precedente perché non abbiamo voglia di staccare il terminale o di farne da zero uno nuovo.

Una volta entrati in questa ottica cominceremo a capire i “nuovi” ami.

Un amo spuntato dopo un pesce non sarà più una sciagura. E non lo sarà nemmeno quello spuntato dopo un semplice recupero: vuol dire che il rig “gira” bene, e che stiamo pescando in un posto con fondale duro, o con sassi (quindi, sappiamo qualcosa di più sul fondo).

Dite che ami con punte più sottili sono una strategia delle aziende per farci comprare più ami?

Lo è, per chi è pigro: perché esistono gli affilatori, e se non volete comprare quelli da carp fishing basta recarsi in una ferramenta e acquistare una limetta…

Sono duro, ma vorrei che, arrivati fin qui, vi faceste una domanda: voglio o non voglio prendere più pesce?!

Aiuto, si aprono!

Credo che sul primo tema sia abbastanza facile ragionare. C’è solo la pigrizia di mezzo.

Nel secondo rientrano in gioco le emozioni, ed è più difficile. Emozioni che sono positive e, per colpa di un amo, diventano negative.

Ho perso un pescione perché quell’amo si è aperto!: ci sta assolutamente essere molto arrabbiati!

Ma siamo sicuri di essere esenti da colpe? Forse il problema è a monte.

Le prestazioni di durezza e tenuta degli ami di nuova generazione non possono essere le stesse di quelle degli ami standard.

E’ scontato che un amo con il filo più sottile sia più debole di uno a filo grande. Se così non fosse, un’azienda come Korda non farebbe le versioni X e XX dei suoi ami più venduti.

Pretendere che un amo slim sia tosto come uno in acciaio significa aver completamente frainteso questi nuovi prodotti.

Quindi, se scegliamo questi ami accettiamo un compromesso: per avere più possibilità di fare partenze, accettiamo che l’amo sia un po’ più debole.

E qui fa la sua apparizione il dubbio, ovvero il come e il dove usiamo questi ami.

Se sappiamo che un amo è più debole, già sappiamo che dobbiamo togliere dal mirino tutti gli spot ricchi di ostacoli, dove sappiamo che ci sarà da “tirare” forte.

Questi ami non sono per il grande lago, non sono per i fiumi, non sono per le cave piene di detriti e di legnaie. E’ così difficile capirlo?

Se sappiamo che affronteremo carpe con una bocca molto grande, carnosa, anche in questo caso meglio rinunciare.

Gli ami si aprono o si spezzano il più delle volte proprio a causa del fatto che sono puntati superficialmente, oppure “picchiano” contro la parte callosa della bocca della carpa, scaricando tutta la trazione sulla curvatura.

Sì, proprio come succede nell’allamata perfetta, quella al centro della bocca!

Un amo più sottile cede prima, se sottoposto a queste sollecitazioni, è scontato, no?

Poi, ci sono gli aspetti legati al “come”.

Se guardiamo la pagina delle canne di un catalogo di qualsiasi produttore ci rendiamo conto che ci sono modelli da 12 piedi per 2,5 libbre, e in tanti ci siamo chiesti “ma perché cavolo fanno canne così leggere?”.

Se facciamo un giro per un qualsiasi laghetto italiano, vediamo che la canna “leggera” è una 12 piedi per 3 libbre, mentre le più diffuse e vendute sono le 13 piedi per 3,5 libbre.

Perché? Ci sono ragioni di “moda”, per cui più una canna è potente meglio è; ci sono ragioni di esigenza, dal momento che le nostre acque sono più grandi e spesso richiedono lanci molto lunghi; ci sono ragioni di efficacia in pesca, perché quella del “tira e molla” è una situazione che i carpisti italiani vivono più spesso di quel che si pensi.

Canna potente uguale canna dura: abbiamo mai pensato che la durezza della canna va a influire su come lavora l’amo nella bocca del pesce?

Sappiamo tutti che le carpe sono in grado di fare ripartenze prodigiose, inaspettate.

Un attrezzo che non è in grado di assecondare queste fughe scarica tutto, in serie, su amo, filo (che da noi è sempre sovradimensionato), e poi mulinello (idem).

Avete mai pensato che gli ami più sottili si aprono anche perché noi usiamo canne strapotenti rispetto agli inglesi?

Aggiungiamo poi che il 99% dei carpisti italiani usa la frizione per combattere, e non l’antiritorno. E magari imbobina pure la treccia, che non è elastica quindi non ammortizza un tubo.

Ma il problema non siamo noi, che abbiamo canne da supermacho, non sappiamo usare l’antiritorno e imbobiniamo la treccia da 50 libbre. E che se il combattimento dura più di 3 minuti è un dramma.

No, il problema sono gli ami che si rompono facilmente. Scegliamo sempre la strada più semplice. Sempre.

Cambiamento

Come detto a inizio articolo, l’obiettivo non è “difendere” gli ami di nuova generazione.

Piuttosto, vogliamo pungolare un cambio di mentalità.

La pratica di affilare gli ami non è molto diffusa, perché ci vuole anche molta esperienza nel farla. Gli ami già ultra affilati ci risparmiano una “fatica”.

Vorremmo stimolare i carpisti a un’analisi più profonda delle proprie abitudini.

Ci piace tanto scimmiottare i carpisti inglesi, i maestri del carp fishing, ma purtroppo spesso lo facciamo solo nell’apparenza, nella nuova felpa camouflage, e non nella sostanza.

Non nella mentalità, che è diversa dalla nostra, così come le loro carpe.

Con quello che abbiamo scritto vorremmo far ragionare i carpisti su quello che realmente le novità sono: non un modo per spillarci soldi, ma un’opportunità in più che ci viene data dopo che qualcuno come noi ha avuto un’idea per risolvere un problema o migliorare una situazione.

Gli ami che si aprono e che si rompono ci saranno sempre. Lo fanno anche quelli di vecchia generazione.

Concentrarsi solo sui difetti dell’amo nuovo senza vedere i nostri è un vero peccato, che acceca rispetto alla reale utilità di questi nuovi prodotti.

Provateli, ma fatelo per davvero, nei contesti giusti e con la corretta attenzione ai particolari.

E’ il solo modo per trasformare quello che oggi è un problema, in una risorsa.

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