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Vertical Area: artificiali, colori, recuperi

15 Gennaio 2021  |  Redazione Fishing

Considerando l’impatto della tecnica “bottom/vertical”, sembra quasi che gli spoon siano un lontano ricordo. Abbiamo fatto qualche domanda al nostro testimonial Gianmarco Rizzoli, uno che di questa tecnica ha fatto una vera e propria mania

La prima cosa che ci dice è che bisogna fare chiarezza. Davanti ai nuovi artificiali bottom area di Rob Lure appena arrivati, ci dice che è importante fare la distinzione: “Una cosa è il bottom, una cosa è il vertical“.

La precisione dei termini ha a che fare con una differenza tecnica molto importante: le esche sono le stesse, ma è l’uso che se ne fa che è diverso.

“Se parliamo di vertical“, dice Gianmarco, “intendiamo comunque una tecnica di pesca a mezz’acqua, non sul fondo. L’esca viene fatta lavorare, è vero, su e giù, nello strato d’acqua, ma non tocca mai la base della cava”.

“Diverso è il bottom“, continua il nostro testimonial, “tecnica in cui è fondamentale far toccare il fondo all’esca, e lasciarcela lì, nel senso che nel vertical l’esca tocca il fondo continuamente, ed è lì che viene mangiata dal pesce”.

E’ chiaro, quindi, che stiamo parlando di due modi diversi di usare le esche. Uno, il vertical, per pesci che sono raggruppati ma comunque verso galla. Il secondo, il bottom, dedicato alla “caccia” dei pesci sul fondo. Quando fa molto freddo e le trote sono inchiodate.

Cosa c’è dietro i “bottoncini”

“Questo è il buco con l’esca intorno”, dice Ettore passando di fianco all’intervistato e ricordando quanto erano belli gli anni Ottanta.

Gianmarco, sembra quasi assurdo che le trote mangino su “bottoncini” così…

“Eppure funzionano, sono una vera e propria rivoluzione. Sono piccoli, leggeri, in apparenza immobili, ma se sai farli lavorare ottieni dei risultati incredibili. Prendi come esempio il Babel Ace su cui scherzava ettore: questa è un’esca che lavora benissimo in discesa, è leggera, e se fatta saltellare sul fondo è micidiale perché, grazie al buco, fa muovere la sabbia come nessuna. La versione Ace Zero da 0,45 grammi è fantastica per approcci light, la 1,1 invece è ottima quando abbiamo bisogno di visibilità. il fatto che abbiano il buco permette comunque di avere esche più grosse, ma con un peso più ridotto. Son piccoli particolari che fanno la differenza”.

Sia nel vertical sia nel bottom ci sembra di capire che il modo in cui l’esca scende è fondamentale.

“Assolutamente. Il movimento di discesa è spesso ciò che fa la differenza, perché è in stretta combinazione con le sollecitazioni che diamo noi con la canna. Prendiamo un altro esempio sulle esche nuove che stiamo guardando: il Babel Zero 0,2 grammi, leggerissimo, lentissimo a scendere sul fondo, già da solo a un movimento sull’asse verticale – da buchino a buchino – che è incredibile. Vibra e attrae le trote. Invece, il Babel Z Zero, seppure simile nella forma, si muove in modo completamente diverso, sull’asse orizzontale, e meno freneticamente”.

L’assetto in acqua è dato non solo dalla forma, ma anche dalla distribuzione dei pesi e dal materiale?

“Certamente. Uno spoon in ottone pesa diversamente da uno in alluminio o in altre leghe alleggerite: stessa forma, affondamento diverso. Se prendiamo i Premium di Neo Style il concetto è quello: stessa forma, pesi diversi. Sembra una cosa semplice, ma dietro questi “pezzi di ferro”, come li chiamano quelli che vogliono sminuirli, ci sono grandi studi e ore e ore di osservazione”.

Recuperi, colori, strike

Più che esche, continuamo a pensare che siano più simili a orecchini. Anche perché, a vederne le rifiniture, questi bottom da trout area sono veramente belli. E poi i colori: decine e decine diversi. Fronte in un colore, retro in un altro. Coi brillantini o senza. Fluo o naturale.

Insomma, come si sceglie il colore del bottom?

“Non c’è una regola. Ognuno deve costruirsi la sua. Personalmente io utilizzo bottom spoon dai colori accesi quando le trote sono molto spinte a mangiare, ma mangiano “male”. Cioè sono troppo voraci e “sbagliano” la mangiata. Colori più neutri, tipo il pellet, il marrone, il giallo/nero vanno bene per pesce attivo ma più frenato nell’alimentazione”.

Domanda delle domande: come si muove uno spoon da bottom/vertical?

“Come detto prima, innanzitutto bisogna vedere se stiamo pescando a vertical o bottom. Poi, dipende. La canna in genere è alta, si fa scendere l’esca verso il fondo, poi con dei colpi di canna si fa risalire, per poi ridiscendere, e così via. La tecnica va di pari passo con la fantasia e con la capacità di vedere come reagisce il pesce. Poi, possiamo anche recuperarli linearmente…”.

Come come?

“Artificiali come il Babel Zero che abbiamo visto prima possono essere recuperati anche linearmente come normali spoon, soprattutto a inizio gara quando le trote sono attive. Fidatevi: si muovono eccome!”

In quel caso, però, bisogna modificare la posizione dell’amo?

“Sì, ma non necessariamente. E’ doveroso dire, per chi non conosce la tecnica, che nelle esche da bottom e da vertical l’amo non va montato nel “secondo buco”, ma va collegato al ring a cui poi connetteremo il filo. E’ una sorta di montaggio “assist”, come i jig. Se avete presente gli Aco di Office Eucalyptus, è quello il montaggio giusto. Se vogliamo far lavorare bene un bottom lure, l’amo deve essere montato così”.

Usi moschettoni o snap?

“Assolutamente no. Il filo va collegato direttamente allo split ring che poi collegheremo all’amo e allo spoon. Un trucchetto consiste nel fissarlo nel punto in cui c’è lo “scavetto” tra i due capi che formano il ring”.

Che filo utilizzi in bobina?

“Un trecciato sottile, per intenderci anche 0,02. A cui connetto un terminale in fluorocarbon più grosso. Perché il pesce non si attacca da solo, lo devi ferrare. Il terminale deve essere lungo 3,5 metri, o 4″.

Come fai a sapere a che profondità stai pescando?

“Il finale deve essere colorato, oppure te lo puoi colorare anche tu. Esempio: spezzone giallo di 50 cm, poi 50 cm trasparenti, poi 50 cm verdi, e così via. A seconda di come quanto affonda, capisci a che profondità stai pescando e soprattutto a che profondità stanno mangiando. L’abboccata non sempre la senti sul cimino. La vedi sul filo, che si sposta lateralmente, che smette di affondare, che viene verso di te”.

Le canne da bottom e vertical sono molto particolari…

“Devono avere una schiena durissima e una punta molto morbida. Quella che vedi nella foto è una canna di Hosono, la mia preferita. Molto conica, sensibilissima, ha il manico cavo e non ha il tappo, e per di più il mulinello si fissa con del normale nastro. In questo modo posso piazzarlo nel punto migliore per sentire le minime vibrazioni sulla mano. Lo so che sembra una canna bizzarra, ma è spettacolare”.

Avete capito, appassionati di trout area? La bottom/vertical area è qualcosa di diverso e molto efficace, senza dubbio da provare.

E’, da quello che abbiamo compreso nella conversazione con Gianmarco, una tecnica molto versatile, che non necessariamente si applica su pesci stazionari sul fondo.

Ci vogliono sensibilità, pazienza, un pizzico di fantasia e, soprattutto, la voglia di confronarsi anche con esche “piuma”, che non arrivano a mezzogrammo.

I risultati, ve lo possiamo garantire noi, per chi sa padroneggiare questa tecnica possono essere impressionanti.

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