La pescata che non ti aspetti

24 Dicembre 2019  |  Andrea Maconi

No pain, no gain, dicono i duri al di là dell’Oceano: quasi sempre le soddisfazioni maggiori arrivano solo dopo grandi fatiche. In questa vigilia di Natale, ecco il racconto del nostro Andrea Maconi, che si è fatto un “regalo” con qualche giorno di anticipo…

Con l’inverno alle porte e le ore di luce a disposizione sempre più scarse, ho dovuto ridurre di molto il mio numero di pescate.

Pesco più che posso, perché il carp fishing è una passione totalizzante, ma quando non si può non si può.

Tuttavia, in un giovedì di pioggia, vuoi per fortuna vuoi perché era destino, mi capita di finire presto la mia giornata di lavoro.

Allora, che si fa? Si carica la macchina di fretta e furia per una notte secca sulle sponde.

Anche se piove a dirotto, mi fiondo sullo spot.

Go ahead and jump!

Appena arrivato mi metto subito alla ricerca di quelli che potrebbero essere gli spot giusti.

L’operazione è facilitata dal notevole numero di salti in acqua: le carpe saltano e questo è un chiaro segnale di attività da parte dei miei pesci target!

Dopo aver fatto comunque un attento lavoro di marker, registro le due canne sui miei distance stick – i picchetti da piantare a terra con cui prendere le distanze precise avvolgendovi le spire intorno – e mi metto in pesca.

Per l’approccio scelgo una pesca di ricerca fatta con due spinner rig. Poche esche, ma di alta qualità.

Come innesco ho utilizzato le mie tanto amate, quanto efficaci, Sticky Baits The Krill pop-up da 16 mm, in colorazione bianca sulla canna sinistra e rosa su quella di destra.

Come detto sopra, la pasturazione è mirata a base di The Krill,una pallina che nel periodo autunnale sa dare veramente tanto!

Ne basta un paio di manciate da 15/20 mm per canna nella prossimità dell’innesco e il gioco è fatto!

Oggi non uso sacchettini e stick di Pva onde evitare di attirare pesce di disturbo o carpe eccessivamente piccole.

Chi ben cominicia…

Le prime due ore passano tranquille e ne approfitto per montare il resto del campo.

Fortunatamente, essendo una pescata “lampo”, l’attrezzatura è ridotta allo stretto necessario.

Ma… nemmeno il tempo di sedermi per riprendermi “dalla fatica” che, con stupore (dato che i pesci in qeusta cava li ho sempre presi di notte), il mio segnalatore sinistro esplode in una partenza secca.

Non veloce, ma continua. Costante.

Di solito nell’immaginario del carpista si ha la credenza che partenze del genere sono da attribuire a pesci di un “certo livello” e, che ci si creda o no, nel mio caso è andata proprio così.

Dopo un combattimento entusiasmante, vedo affiorare dall’acqua una sagoma decisamente fuori misura.

Sento le gambe cedere e mi rendo conto di averla combinata “grossa”.

E’ una poderosa carpa a specchi.

Un pesce che ho sognato per lungo tempo, il mio nuovo personal best: 25.2 chili di pura potenza!

Sogno che si realizza

Reggo a malapena l’emozione, ma riesco lo stesso a scattare le meritate foto ricordo!

Il tempo necessario per godermi il mio ambitissimo premio e poi via, di nuovo in acqua!

Una cosa divertente è stata che durate la pesatura, a causa del peso del pesce, la mia povera sacca di mantenimento s’è curvata sulle stecche.

La notte poi arriva e, ancora elettrizzato dal pomeriggio, non chiudo occhio!

E per fortuna direi, dato che nelle ore successive è un alternarsi di partenze tutte a guadino.

Che dire, il tempo per pescare è stato veramente poco, ma non per questo bisogna rinunciare: spesso anche una manciata di ore è sufficiente per regalarti emozioni indelebili!

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