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Lago di Ventina: una sessione indimenticabile!

Il nostro amico Francesco ci racconta una sessione di pesca nel mitico Lago di Ventina, una venue famosissima nella storia del carpfishing e per questo molto difficile. Esperienza ed esche giuste hanno fatto la differenza su carpe decisamente sopra la media del lago

Al Lago di Ventina non ero mai stato fisicamente, ma con la fantasia sì. Perché è una lago mitico del carpfishing. Ogni volta che sento la parola “Ventina” mi vengono in mente le foto apparse sulle riviste dei bei tempi, con questi canneti infiniti, questi pesci bellissimi e l’idea che un giorno, prima o poi ci avrei calato un lenza.

E così è stato. Ventina è qui davanti a me e… me l’aspettavo più grande!

Ma è il Ventina che avevo visto in foto: molto particolare, con canneto dappertutto, pieno zeppo di ninfee. Nelle anse le ninfee sono disposte in banchi profondi anche 40 metri.

La vegetazione acquatica circonda tutto il perimetro del Lago di Ventina.

E’ estate, quindi la magia dell’ambiente è un po’ rotta dal casino che c’è nel lago: gente che fa il bagno, turisti che si improvvisano skipper su canotti colorati, e qualche bassmen col belly boat.

Insomma, sulla superficie non è che ci sia proprio questa tranquillità, ma mi lancio e inizio a scandagliare.

Scopro subito che il fondale è molle. Certo, da un lago così non ci si può aspettare chissà quale durezza, ma diciamo che di consistenza ce n’è poca.

E’ una sorta di “vasca da bagno”, non ci sono scalini o altre variazioni nette. La parte più profonda sfiora i 4 metri, ma la media oscilla tra i 2,8 e i 3,5 metri.

A pescare le carpe siamo solo noi. Bisogna dire che le postazioni per il carpfishing in realtà sono solo 2, di cui una chiusa d’estate, in corrispondenza della spiaggia dove ora è pieno di turisti e bagnanti. E’ da lì che abbiamo trasbordato per andare sulla sponda opposta, da cui praticamente possiamo pescare dappertutto.

Il lago è affascinante, ma anche difficile, perché la pesca si fa tutta con le derive. I pod sono in acqua, semisommersi, mentre le tende molto “dietro” rispetto al canneto. Le zone buone sono a destra e a sinistra, quindi siamo costretti a usare dei perni per creare gli angoli giusti per calare le canne.

Le canne sono “dentro” la sponda quindi siamo costretti a pescare con le derive.

Come assetto, abbiamo 3 canne sull’ansa di destra e 3 sull’ansa di sinistra. Le distanze non sono da cuori deboli: si parla di lunghezze dai 300 metri in su.

Per quanto riguarda le esche abbiamo tentato un azzardo, che però si è rivelato vincente: abbiamo voluto provare, senza averle mai usate prima, le boilies della linea Karma Bait. In particolare, le fruttatissime PinPeach e le agliosissime Red Nubia. Contornate da poche tiger.

La prima calata parte con circa 1,5 kg di palline a canna, io uso principalmente PinPeach e solo una canna a tiger bilanciata, il mio socio invece RedNubia.

La prima notte partiamo “morbidi” con le boilies Sky Hard (bilanciate e indurite) singole da 24 mm, solo con il prosieguo della sessione ripiegheremo su omini 24-20mm.

Il rig con la Sky Hard PinPeach.

Che le esche e gli spot sono vincenti lo capiamo molto presto, infatti iniziamo fin troppo bene: dopo appena 2 ore dalla calata, parte il primo pesce.

E’ la canna più lunga sull’ansa di sinistra. Gli inneschi sono quasi “dentro” le ninfee, e sappiamo bene che le carpe si infileranno lì dentro e ci toccherà sudare, non solo per il caldo!

E’ una bella regina, sulla media del lago: 12 chili. Ha abboccato sulla Sky Hard PinPeach del 24. Cominciare così è davvero come bere Red Bull: ti mette le ali!

Nel pomeriggio tardo, intorno alle 19, ecco che si anima ancora la stessa canna, ancora sulle Pinpeach.

Questo, a differenza del primo, è un combattimento epico, perché il pesce si è infilato moltissimo dentro il banco di ninfee e impieghiamo quasi 40 minuti per estrarlo da lì dentro.

E’ un pesce arrabbiato, lo sentiamo dimenarsi tenendo il filo in mano. Quando si libera dall’abbraccio verde, sgasa fuori e porta al limite le 10 piedi, che sono completamente piegate dal momento che tengo la frizione chiusa.

Fortunatamente la treccia tiene, così come amo e terminale. Dopo 2-3 partenze tremende si arrende: è un pescione.

Qui al Lago di Ventina non ci sono tante over, le carpe grosse sono poche. Qualche pesce di 17-18 kg ogni tanto si prende, ma qui siamo abbondantemente sopra la media.

Con la sacca, pesa 25 chili!

La lasciamo tranquillizzare un attimo e quando andiamo a recuperarla per fare le foto notiamo che ha espulso una vagonata di tiger. Tiger che potevano solamente essere le nostre, cioè quelle della canna calata 50 metri prima di quella.

In poche parole, il pesce aveva pattugliato le ninfee, si era mangiata un sacco di tiger sulla prima canna, ma è andata one shot sulla boilie bilanciata della seconda: pesata con tara è tutto, la fotografiamo a un peso di 23,2 chili. Niente male come inizio, no?

Dopo una notte senza sussulti, abbiamo ricalato le canne la mattina successiva. Quando andiamo a recuperarle troviamo alcune brutte sorprese: quasi tutte non hanno più l’innesco, e le principali indiziate sono le numerosissime tartarughe qui presenti.

Per fortuna, però, il pesce è attivo, ed ecco che a un’ora dalla calata, parte subito la canna sull’ansa di destra. Qui avevamo fatto una modifica, spostando 50 metri più avanti l’innesco, con un terminale lungo 30 centimetri, per evitare che il piombo da 3 etti portasse nella melma l’innesco.

L’abboccata avviene anche in questo caso sulle PinPeach, ed è un’altro pesce clamoroso: 18 chili!

Il combattimento è lungo, un’altra mezz’ora di delirio per tiarla fuori dalle ninfee. Sinceramente, da un lago così poco profondo e pieno di vegetazione non ti aspetti pesci così potenti.

Vedendo la performance delle PinPeach, decido di togliere l’unica canna a tiger per mettere anche qui le palline gialle di Karma Bait.

Nel pomeriggio slamiamo un pesce partito sulle Red Nubia, sull’ansa di sinistra dove avevamo fatto le altre catture.

Arriva così l’ultimo giorno.

Mentre vado a recuperare le canne scopro che su una canna non c’era più la pallina, ci son rimasto male perché non so da quanto non ero in pesca… mentre il mio socio ha avuto le canne prese diverse volte dagli spinnisti che andavano con il belly dentro le ninfee.

Ci siam trovati una sorpresa: una treccia tagliata, legata, con un nodo fatto ad arte, alla canna di fianco.

Può capitare quando il lago è così “affollato”…

Torniamo a casa davvero contenti. Non era una sessione facile, perché breve, con un caldo disumano, in uno spot comunque piccolo e abbastanza “disturbato”. Sicuramente la scelta degli spot e delle esche ha fatto la differenza, perché la taglia media dei pesci che abbiamo preso è stata ben superiore a quella media del lago.

Che dire: sono queste le sessioni che ti legano ancora di più alla passione per il carpfishing. Ed è bello avere così qualche foto da guardare di Ventina che non sia più sulle vecchie riviste.

Sì, sono proprio io, e ho preso una big a Ventina!

Francesco Redi

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