La pesca sulle mangianze spiegata a un principiante

Pescare in mare sulle mangianze è un’esperienza che un pescatore dovrebbe fare almeno una volta nella vita. Qui vi diamo qualche dritta su attrezzature, esche e aspetti da curare quando si sta per salire in barca per la prima volta

“Ehi, ci vieni a pescare sulle mangianze?”. Quando me l’hanno chiesto ho risposto subito “sì”.

Perché, al di là del fatto che sia molto di moda (buon segnale, vuol dire che i nostri mari si stanno ripopolando!), ho sempre pensato di avere un “buco” nella mia esperienza.

Tolte esperienze giovanili col nonno, infatti, non ho un background di pesca in mare. E, appunto, prima di diventare nonno, questo background vorrei costruirmelo!

Le prossime righe sono una sorta di guida “da principiante a principiante”.

Vi darò qualche consiglio partendo proprio dai dubbi e dalle paranoie che mi hanno attanagliato prima della mia prima esperienza in mare sulle mangianze.

Quindi, tutti in barca che si parte!

La pesca sulle mangianze è uno sport di squadra dove tutti sono protagonisti.

La prima cosa che ho capito è questa: quando si va in mare a fare questa pesca non si deve improvvisare nulla.

Ne discende che è fondamentale appoggiarsi a un “capitano” locale. E’ vero, costa un po’ di più, ma per chi non ha mai fatto questa pesca dovrebbe essere obbligatorio.

Primo, per una questione di sicurezza: con la tavola blu non si scherza, e non tutti siamo abili meteorologi.

Secondo, per la conoscenza del mare: le zone dove si attiveranno le mangianze non sono prevedibili ma… chi il mare lo vive ha una sorta di sesto senso (e notizie più fresche).

Tutta la magia del tramonto. Fortemente consigliata una giacca antivento (fa freddo!).

Terzo, la velocità: un buon capitano vede la mangianza e ti ci porta sopra velocemente, avvicinandosi da lato giusto.

La seconda cosa che ho capito è che si parte la mattina molto presto e che mentre si va in barca fa freddo.

Credo che una buona giacca antivento, o comunque un indumento protettivo, conti più della Xamamina per il benessere del pescatore!

A questa, aggiungiamo crema solare e magliette anti-UV, perché poi la giornata potrebbe diventare molto molto calda.

Scelto il charter e la guida, veniamo travolti dalle domande. Che canna uso? Che esche uso? Che pesci prendiamo? Che terminale devo usare?

Non pensiamoci ora, ma saltiamo in barca!

Una sola canna, massimo due: non serve altro!

L’essenziale

Quella in mangianza è una pesca rapace, spesso fatta su imbarcazioni agili e piccole, che non vanno riempite di roba. Uno, per una questione di consumo di carburante. Due, di velocità. Tre, di “vivibilità” sul natante.

Quindi, se non volete far arrabbiare il vostro comandante, vi do un consiglio: bastano una scatola di artificiali, due canne e una borsetta che sia la più piccola possibile e che contenga solo quello che è veramente essenziale.

Essendo una pesca di gruppo, organizzandosi in più pescatori è semplice ridurre l’attrezzatura che si ha con sé.

Il regno dei metal jig

Una scatola piena di metal jig: uno dei simboli dello spinning sulle mangianze.

Diciamolo, ci sono cassette e cassette. Ho amici appassionati di spinning che hanno scatole piene di artificiali grosse come una cassapanca. Ecco, non va bene!

Dobbiamo essere bravi a selezionare le esche che portiamo con noi e ridurre il tutto a una scatola di dimensioni “umane”.

Tanto, e lo scoprirete quando salirete per la prima volta su quella benedetta barca e l’acqua esploderà davanti a voi, quello è il regno dei metal jig.

Dai 5 ai 30-40 grammi, è bene avere con sé una bella scorta di metal jig da recuperare a cannone in mezzo ai pesci in frenesia.

La difesa del tonno è strenua: un combattente nato.

Nella mia prima esperienza ho utilizzato jig non superiori ai 15 grammi per la pesca in mangianza pura. Quelli più pesanti mi sono serviti solo per riempire il tempo con un po’ di vertical quando avevamo qualche pesce sotto la barca.

Jig come lo Jugulo di Molix sono perfetti per questo scopo. Così come gli Asami di Rapture.

Un trucchetto utile, l’ho capito una volta in mare, è quello di usare gli ami singoli al posto delle ancorette. Ce ne sono di diverse marche: per dovere di cronaca, abbiamo provato gli ami singoli VMC, azienda storica nella produzione di ami da pesca.

A completare il parco esche un paio di popper, dei wtd (si sa mai che, in una pausa tra una mangianza e l’altra, cerchiamo di incocciare un serra o una leccia) e dei classici minnow o long jerk.

Per slamare il pesce senza estrarlo dall’acqua usiamo le pinze per non rischiare di piantarci un’ancoretta nelle mani.

Ma, ripeto, non serve chissà cosa, perché poi, effettivamente, di esche diverse se ne usano pochissime. Si gioca tutto sulla velocità tra una mangianza e l’altra e sulla prontezza di avere il jig montato e pronto per essere lanciato.

I colori? Non c’è una regola, se ho capito bene. Però quelli più “naturali” e simili alle livree dei pesci cacciati hanno una marcia in più.

Così come la dimensione: bisogna capire su che tipo di pesce avviene la mangianza, e appunto applicare un metal jig o un altro artificiale di dimensioni simili.

I gabbiani volano bassi sull’acqua: è il segnale delle mangianza!

A cannone!

Veloce non va solo la barca del capitano, ma anche il recupero. Lanci dietro o a lato della mangianza e recuperi veloce il jig, dritto per dritto, al massimo con qualche jerkatina.

I jig giusti sono quelli che scodano e vibrano sul proprio asse anche in caso di recupero molto veloce.

La tecnicità non è estrema: peschiamo infatti in una situazione di frenesia alimentare dove la nostra esca è semplicemente qualcosa che i predatori non distinguono dalle prede “naturali”.

Sbam! La canna si inchioda e il pesce non ferma più: un’immagine adrenalinica che spiega bene cosa sia questa pesca.

Ecco perché serve un mulinello affidabile, veloce, che sopporti continui lanci e recuperi, oltre a combattimenti molto tosti.

La frizione deve essere precisa e affidabile perché l’abboccata non è per nulla delicata. Se il pesce è decente, la sensazione è quella della canna strappata dalle mani!

A proposito della canna… quante paranoie! Sì perché se non “sei del mestiere”, ovviamente le domande sono tante.

Vero è che molti charter di pesca forniscono l’attrezzatura, ma si sa, a noi pescatori piace pescare con la “nostra” roba, quindi in preparazione di un evento di questo tipo la domanda su quale canna acquistare te la fai.

Ho capito tre cose:

I risultati migliori sono sempre merito del lavoro di squadra. In questa foto, Simone (a destra), con “il Capitano” Roberto Vanacore.

– Non deve essere lunga (2,4 metri per la pesca in barca è il massimo);

– Meglio portarsene due;

– Se ne devi portare una sola, scegli un range di potenza tra i 10 e i 40/50 grammi.

Deve essere una canna polivalente, in grado di lanciare jig da 10 grammi così come “ferretti” da 30.

A seconda della mangianza dovremo fare lanci più o meno lunghi, quindi deve anche avere buone doti di lancio.

In abbinamento, un mulinello taglia 4000/5000 va più che bene, l’importante è che sia affidabile, veloce e fluido nel recupero.

Sa sempre dove infilarsi, il tonno: sta a noi essere bravi a bloccarlo prima che frantumi la lenza!

Su SportIT puoi trovare un combo fatto apposta per le mangianza, il Combo Sea Patrol. Volendo,

anche il Combo Droid Bluewater può andare bene per approcci più light.

Sì, perché poi potrà capitarti di trovarti a pescare sugarelli, sgombri e altri piccoli predatori, che sicuramente non insidi con artificiali da 30 grammi in superficie.

Infine, un trecciato da 0,18/0.20 millimetri, accompagnato da un finale da 0.30/0.35 mm in fluorocarbon lungo 1 metro completano l’arsenale.

Quindi, se si può, portiamoci due canne, una più potente per i pesci più grandi (per intenderci, fino a 70-80 g) e una più leggera (30-40 g).

C’è dell’altro?

Uno zaino impermeabile come quello dell’HPA è fondamentale in barca per proteggere vestiti asciutti e strumenti come i cellulari.

In realtà, pochissimo. A completare l’hardware per questo tipo di pesca ci sono gli snap, ovvero i moschettoni, un buon boga grip nel caso prendessimo pesci particolarmente difficili da salpare e, fondamentale, una pinza a becco lungo per slamare i pesci.

Portiamoci sempre i rocchetti di filo per sostituire i finali (in questa occasione abbiamo usato i Sufix, ma l’importante è che il finale in fluorocarbon utilizzato sia affidabile e ben annodato alla lenza madre) e una forbice per ripulire i nodi.

Se proprio vogliamo, portiamoci piumette, Raglou e altri artificiali da poter usare a traina leggera quando ci spostiamo in barca nelle fasi di “stanca” delle mangianze.

Non serve altro, siamo pronti per partire!

Alla ricerca dell’obiettivo

Tra le domande che mi sono fatto, una delle più martellanti è stata: “sì, ma che pesci andiamo a pescare?”.

Le ultime fasi del combattimento sono sempre delicate perché il tonno dà il tutto e per tutto.

Uno pensa alle mangianze, e gli vengono in mente i big tuna. Vero, possono capitare, ma mediamente i pesci su cui andiamo a lanciare i nostri artificiali sono: tombarelli, palamite, sugarelli, sgombri, lampughe.

E, ovviamente, anche i tonni di dimensioni “umane”. Che… tirano come dannati treni!

Farà tutto il capitano: guarderà il mare e poi ti dirà lui su che mangianza sei. Tu vedrai solo i pesci piccoli saltare fuori, e capirai che sei davanti ai “grossi” quando anche questi li vedrai saltare fuori dall’acqua.

Si lancia solo se l’attrezzatura è coerente con il pesce in caccia: non ha senso lanciare su pesci da 40-50 chili con attrezzature “light”!

La lampuga è uno dei pesci più belli del mare.

La mangianza si riconosce per il volo dei gabbiani. Girano in cerchio sopra l’acqua, stanno alti e poi si abbassano. Funziona così: i pesci grossi portano i banchi di pesce piccolo in superficie, che viene poi attaccato dagli uccelli dal cielo.

E’ una vera e propria “mattanza” in cui ci infiliamo anche noi con i nostri artificiali.

Una mangianza può durare pochi secondi, ma anche diversi minuti. Dipende dalla “fortuna” che avremo nella giornata in cui peschiamo.

Dobbiamo per forza affidarci alla nostra guida, che saprà dove portarci e… anticiperà tutti gli altri pescatori.

Faccia stanca, sorriso a 30 denti: la pesca sulle mangianze è come una droga… senza effetti collaterali (se non un gran sonno a fine pescata!).

Rispetto totale

Dell’azione di pesca abbiamo già detto: si vede la mangianza, si recupera e sbam, la canna si inchioderà con un pesce che, dall’altra parte della lenza, ci farà dannare.

Un pesce da un chilo in mare tira come un disperato, è veramente qualcosa di incredibile!

Combattimento, slamata, rilascio: la pesca sulle mangianze sa anche essere “etica”.

E qui arriva il momento di parlare dell’etica di pesca, e anche dei “rischi” che corriamo quando peschiamo in mare.

Il più grosso è quello di una multa salata per aver trattenuto il tonno rosso.

Torniamo quindi alle prime righe e all’importanza di una guida esperta: ci saprà dire, prima ancora di salparlo, se un pesce può essere trattenuto o meno.

Si sa, il pesce di mare è buono da mangiare e ovviamente, al netto di ciò che pensa un pescatore del catch&release, portarlo a casa non è un reato. Ma non bisogna esagerare e non bisogna portare a casa ciò che non si può!

La legge che tutela il tonno rosso è chiara: una volta finite le quote, non si porta a casa più niente. Anzi, slamare in acqua subito.

Quindi facciamoci aiutare e, se proprio vogliamo fare di testa nostra e uscire da soli, non rischiamo se non sappiamo esattamente quale pesce abbiamo pescato: rilasciamo e cerchiamo di pescarne un altro!

Azione!

Molti me l’avevano detto, ma non ci credevo: quando incanni un tonno, ti cambia la percezione della pesca.

E’ proprio vero: non ho mai sentito al di là della lenza tanta velocità, ferocia e prepotenza!

Anche se minuscolo, di uno o due chili, è una belva indemoniata. Lui va e tu puoi solo assecondare.Vivendo questa esperienza con attrezzatura light (ma non troppo), ti rendi conto di cosa significa l’adrenalina applicata alla pesca.

Non c’è niente da fare: ti fan male le braccia a fine pescata!

Altre cose che ho imparato

Ritorno per un attimo al senso di questo testo: è una “guida” di un neofita dedicata ai neofiti.

Nelle fasi di “riposo”, possiamo dedicarci alla pesca a traina.

E’ un testo nato dalla scia dell’entusiasmo per un’esperienza che, ripeto, tutti i pescatori dovrebbero vivere almeno per una volta.

Non ha la minima pretesa di essere esaustiva: è un semplice vademecum che prova a dare delle risposte a domande che qualunque neofita di questa pesca si fa, alla prima esperienza.

Io ho avuto la fortuna di uscire con due buone guide e un caro amico più esperto di me, e sono stati dei “ciceroni” fantastici.

Voglio restituire il favore, allargando il sapere a tutti quelli che stanno fremendo in attesa del primo contatto con lo spinning in mare sulle mangianze.

Per concludere, un elenco di altre cose che ho imparato da questa incredibile esperienza:

  • Orecchie tese sempre a quello che dice la guida, e ognuno in barca ha un ruolo e deve rispettare gli spazi dell’altro;
  • Una giornata così è fisicamente sfiancante. Bisogna bere, mangiare senza esagerare, ma il rischio di rimanere senza forze (ed entusiasmo) esiste;
  • Mai dimenticarsi la crema solare, sempre proteggersi la testa con un cappello, e il collo con un Buff: sembrano i “consigli della nonna”, ma io ho pagato le mie dimenticanze “sulla mia pelle” (letteralmente);
  • In barca si scivola;
  • Gli artificiali vanno rimessi nelle scatole subito quando vengono cambiati, non lasciati in giro per la barca;
  • Meglio montare ami singoli sugli artificiali: fanno migliore presa nella bocca del pesce e in fase di slamatura sono più facili da gestire;
  • Quando ci si sposta tra una mangianza e l’altra, leva il cappello (se ci tieni) e fissa a un supporto tutto ciò che può volare fuori dallo scafo;
  • Quando lanci, attento a cosa hai dietro, ma soprattutto a chi hai dietro;
  • Quando slami un pesce, usa sempre le pinze: se ti allami una mano (cosa molto facile visto quanto sono scatenati questi pesci) non peschi più tu e tutti gli altri che sono con te;
  • Gli ami singoli, o assist hook, sono meglio delle ancorette sotto tutti i punti di vista (allamata e slamatura);
  • Lava subito le canne e gli artificiali con acqua dolce. Se puoi, fallo subito al porto una volta rientrati.

Infine, l’ultimo consiglione: goditi la tua pescata sulle mangianze come un giorno speciale.

Perché stare in barca, su quella tavola che dondola su e giù, insieme agli amici o ad altri appassionati come te, è veramente magico.

Che tu prenda tanto, o tu prenda poco, sappi che hai vissuto un momento speciale.

Un po’ come quel vecchio di Hemingway, che ha amato il mare fino all’ultimo istante.

Vivitela così, fino all’ultimo secondo!

Il gommone fila veloce sulla superficie del mare, i nostri sguardi attenti al minimo segnale dello scatenarsi dell’inferno. Potrà passare un’ora, o anche solo pochi minuti: l’importante è essere sempre pronti!

Ciao! Sono Paolo e la mia passione, come si può vedere dalla foto, è la pesca. Bazzico laghi e fiumi da quando ho sei anni e le tecniche le ho provate più o meno (quasi) tutte. Dal 1999 convivo con la "febbre" del carp fishing, che è tutt'ora la "mia" tecnica. Lavoro nel mondo della pesca dal 2001, prima come giornalista e redattore per le testate Pescare Carpfishing, Pescare, Carp Fishing Magazine e Carp Fishing Mania, poi come direttore del mensile Carp Fishing Top. Oggi mi occupo a tempo pieno di SportIT, dove curo tutto quello che riguarda la nostra fantastica passione. Se volete contattarmi, per info e consigli, scrivete alla mail fishing@sportit.com!

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