Sottosopra

Sopra o sotto? Mosca secca o ninfa? Tra purismo e modernità, il racconto della pesca a mosca per quello che è: un bellissimo, appassionantissimo sport

Da un certo periodo la pratica della pesca a mosca è  divisa in due in due contrapposte fazioni.

Una è  quella dei cosiddetti “secchisti”: un gruppo costituito da “romantici” pescatori a mosca che si rifiuta categoricamente di usare artificiali che non galleggino o che non siano a vista.

Applicano una remota regola (sempre che esista…) che ritiene che la pesca a mosca fatta con ninfe o esche affondanti non sia la “vera” pesca a mosca.

Chissà perché, quando sento questi discorsi, mi vengono in mente le antiche mosche da salmone scozzesi che di galleggiante non avevano proprio nulla…

Di contro a chi pratica solo la pesca con la mosca secca, troviamo l’altra fazione, quella di chi usa le palline in tungsteno. Di coloro che usano canne lunghe e code leggere o quasi inesistenti.

Come Montecchi e Capuleti, le due fazioni si confrontano a suon di critiche sul  corretto o scorretto modo di pescare dell’una o dell’altra.

Punti di vista

Secondo il mio modesto parere  ambedue le fazioni hanno argomentazioni interessanti.

Con la prima, troviamo il fascino della pesca a “mosca secca”: questo significa entomologia, un’osservazione attenta degli insetti presenti.

Poi, un approccio al fiume, la scelta del giusto finale, o dell’impostazione migliore per sfruttare al meglio l’azione lenza-canna, e ottenere così un lancio preciso per  una posa morbida dell’ artificiale.

La seconda , invece, basa tutta la sua tecnica su diversi fattori. Alcuni sono: una corretta lettura del fiume, la scelta delle ninfe, per  tipo e peso, per il colore delle beads da mosca o l’utilizzo di uno o più artificiali contemporaneamente.

Oppure, la distanza tra  loro, la dimensione del tip, l’uso di un nylon tradizionale o l’impiego dell’ormai sempre più diffuso fluorocarbon, per la sua invisibilità…

Io la vivo così…

Personalmente, pratico ambedue le tecniche e baso la mia azione di pesca su 3 semplici regole che mi sono state date da un vecchio amico che m’insegnò a pescare con questa tecnica.

Il DOVE: il luogo dove pesco o pescherò che sia esso fiume, roggia, lago o torrente, con un’attenta  analisi del luogo dove mi trovo;

Il COME: riguardo al punto precedente, dovrò decidere che tecnica utilizzare per ottenere un azione di pesca efficace, sia che essa si svolga sopra o sotto la superficie dell’acqua, in base all’attività o meno del pesce.

Il QUANDO: delle tre regole è la più importante,  il “quando” è la sintesi dei 3 punti, il catalizzatore che mi farà decidere (come) pescare e in quale parte del fiume (dove).

La cosa divertente è che questo parametro varia in continuazione anche più volte nell’arco di una singola giornata, e potremmo chiamarlo… il bello della pesca a mosca!

 

mm

Ciao, sono Pierluigi e pesco a mosca in quasi tutte le sue forme da ormai più di 15 anni. Faccio parte del Fly Angling Club Brianteo, di cui sono presidente. Sono pronto a condividere con voi novità, tecniche, utilizzo dei materiali ed ogni altra informazione su questo sport. Quando mi chiedono “Cos’é la pesca a mosca?”, mi trovo spesso in difficoltà a rispondere. Come si fa in poche parole spiegare le ore trascorse davanti al morsetto, a passare fili, piume, e quant’altro attorno ad un amo? Spiegare la sensazione che si prova fermi in riva al fiume a osservare gli insetti che svolazzano, le bollate, il lancio, la ferrata, la lotta col pesce sino al guadino?. Tutto questo é la Pesca a Mosca, una splendida passione. Ed esiste un solo modo per descriverla: la si deve provare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*