Trout area: la pesca “a bottom”

9 Dicembre 2019  |  Simone Bonanno

Prima gli spoon, poi i crank e quest’anno ecco la nuova “moda”: la pesca a bottom. Scopriamo qualche aspetto di questa nuova tecnica che sta rivoluzionando il mondo della trout area.

Per capire quanto può essere devastante questo tipo di tecnica dobbiamo dire che, in Giappone, lì dove tutto è nato, è stata vietata nelle competizioni.

La pesca “a bottom”, come viene definita in una italianizzazione che fa anche abbastanza sorridere, si pratica sul fondo, facendo scendere le esche il più in basso possibile. E in certi frangenti è insuperabile.

Per trote “impacchettate”

Quindi, quando è così devastante questa tecnica di pesca? Sicuramente quando le trote sono “impacchettate”, cioè raggruppate a mezz’acqua tutte insieme, apatiche.

Oppure quando sono statiche sul fondo. E lì, con gli spoon classici o con i crank non ci arriviamo.

Giornate fredde, insomma, dove vedere una mangiata è spesso un’impresa e non sono le trote a cercare cibo, ma noi a cercare le trote.

I precisetti diranno che la pesca a bottom si differisce da un’altra tecnica sempre dell’area game, che è il cosiddetto “vertical”.

Per farla breve, la pesca a vertical è quella lungo la colonna d’acqua, con le esche in caduta.

Quella a bottom è invece la tecnica che si pratica facendo strisciare o saltare l’artificiale sul fondo.

L’attrezzatura giusta

La lunghezza di una canna da bottom o vertical non differisce molto da quella delle canne da area standard.

Siamo sempre entro i 2,10 metri, che sono poi quelli che vengono ritenuti validi nelle competizioni.

La vera differenza sta nella composizione del cimino: le canne “da bottom” hanno il cimino riportato in carbonio pieno.

Questo tipo di cimino serve a darci più sensibilità quando il pesce colpisce l’esca. Essendo una pesca fatta in profondità, anche una mangiata forte a volte può essere trasmessa solo come una piccola vibrazione, ecco perché serve una canna con un po’ di schiena e un cimino riportato solid.

L’azione, quindi, rispetto alle canne da area standard è diversa: le canne da bottom sono meno “rotonde”, con un’azione più di punta. Pescare a bottom ricorda un po’ la pesca con le gomme a light spinning.

E poi, piccola nota, nell’area bottom fishing si ferra… Leggermente, ma si ferra.

Modelli consigliati?

Major Craft Troutino, per chi vuole il meglio, Daiwa Area Black Commander, per chi vuole stare sul “giappo” con un prodotto più alla portata.

Poi, ci sono le nuovissime canne da area bottom di Rapture. Si chiamano Drone BTX e sono inconfondibili: con il loro grezzo giallo fluo e un prezzo davvero imbattibile.

Se devi avvicinarti alla pesca a bottom, le nuove Drone BTX sono le canne giuste!

Le esche

Di esche da bottom abbiamo già parlato. O meglio, abbiamo parlato di una esca in particolare: se non ricordi, vai a leggerti l’articolo sull’Aco pubblicato sempre qui sul nostro blog.

Di acqua ne è passata sotto i ponti, e adesso possiamo presentare qualche esca in più.

La prima si chiama Fall Zone ed è della giapponese – ma guarda! – Daysprout.

Più che da bottom, è un’esca da vertical, per pescare le trote sulla colonna d’acqua con la caduta dell’artificiale.

Devastante per le trote negli strati intermedi. E’ un’esca leggerissima, si consiglia di utilizzare un finale in fluorocarbon molto lungo dal momento che il fluoro è un filo pesante, che fa affondare meglio anche l’esca.

La forma ricorda quella dell’Aco: più che uno spoon, o un pesciolino, sembra un sassolino con un amo attaccato.

L’Aco è solo più tecnologico, perché ha una forma esagonale e un magnete applicato nella parte posteriore.

Il magnete serve a tenere bloccato l’amo. L’Aco è l’esca da bottom per eccellenza perché può essere strisciata sul fondo senza incagliare, al momento che l’amo è tenuto verso l’alto dal magnete.

Il Reaction Jabber, sempre di DaySprout, è la cosiddetta “pinnetta” o “veletta”.

Ha una forma quasi triangolare, ed è un’esca da recuperare sul fondo a saltelli, nel cosiddetto recupero “a dente di sega”. Su, giù, su, giù.

Fino a quando la trota non abbocca, attirata dalle vibrazioni che emette il Reaction Jabber sia quando sale sia quando scende.

La particolarità sono i 4 punti di attacco dello snap. A seconda di dove lo metti, l’artificiale si comporta in modo diverso, sia in discesa, sia soprattutto in risalita.

Una novità interesante si chiama B-Spark ed è di Office Eucalyptus. Un’esca che consigliamo ai diffidenti perché, almeno, un minimo ricorda un pesce.

Se guardiamo la forma, il richiamo è all’esca da bass e persico che si chiama Trago Vib.

Il B-Spark è un metal lure che lavora bene sul fondo, sempre a saltelli come il Jabber, ma ha una forma tale per cui può essere usato anche in recupero, dal momento che vibra anche se recuperato linearmente.

Come il Jabber, ha diversi attacchi: sono 3, e ognuno lo fa muovere in maniera diversa.

La panoramica la chiudiamo con una sorta di “incompreso”. Si chiama Boon ed è di Nories. E’ un’esca che in Giappone è forse il best seller per la pesca a bottom ma in Italian è un po’ incompresa.

Perché? Perché, di base, è un’esca pazzesca per i fondali sabbiosi, da far strisciare sul fondo. E di cave di sabbia, in Italia, ce ne sono un po’ pochine…

Torneremo sicuramente su queste nuove sfumature della pesca delle trote con la tecnica della trout area.

In particolare, torneremo sulla tecnica del vertical non appena arriverà su SportIT.com un prodotto di cui, per ora, vi facciamo vedere solamente la foto…

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