Trote nella pancia della montagna

Manca veramente poco alla tanto attesa apertura della trota. Finalmente è tornato il momento di ricominciare ad “affilare le armi” per affrontare al meglio la nuova stagione. Sono tanti gli spot dove poter insidiare la nostra avversaria, dai grandi fiumi di fondovalle ai piccoli laghi montani passando tra riali, torrenti, canali e risorgive. Oggi ci concentreremo su una delle tipologie di spot che a mio avviso rimane la più caratteristica e selvaggia: il torrente.

Sono per metà Ossolano (nonostante viva in pianura) per cui, sin da quando ero molto piccolo, ho speso tantissimo tempo assieme a mio padre lungo le sponde di riali e torrenti della zona, luoghi per i quali tutt’ora conservo un grande affetto.

A fare da padrona in queste zone è la trota fario.

È proprio il caso di dirlo, forse è una delle rare circostanze dove le dimensioni davvero NON contano.

Non si va in torrente per cercare la trota della vita: in questo ambiente ogni pesce è un’emozione, seppur di piccole dimensioni.

Questo non esclude comunque che si possano incontrare anche pesci di taglia ragguardevole

La taglia, quando si parla di trota in torrente, non conta. Ma quanto è bella questa fario?!

Vediamo adesso come poter affrontare al meglio il nostro amato torrente anche durante la stagione più difficile: l’inverno.

Considerando che i torrenti montani mantengono una temperatura dell’acqua decisamente bassa anche in estate, durante il periodo invernale le trote saranno decisamente intorpidite dal freddo e quindi notevolmente più lente e meno aggressive.

Dovremo quindi concentrare la nostra azione di pesca nelle ore centrali del giorno, dove anche il più lieve innalzamento della temperatura potrebbe aprire la famosa “finestra di attività”.

Di conseguenza, la nostra azione di pesca dovrà adeguarsi ed essere lenta, precisa e meno grossolana possibile. Come?

Ambiente piccolo, pesce grande: quando succede, non c’è gioia più grande!

Considerata la poca aggressività del pesce opteremo per esche di dimensioni contenute che possano lavorare bene anche nella maniera più statica possibile: l’attrezzatura dovrà quindi essere leggera, per permetterci di utilizzare anche esche dal peso minimo.

Con le gommine

Ove consentito, la gomma è tra le nostre prime scelte; piccoli shad e worm da 2 o massimo 3 pollici montati su testine piombate da far lavorare in prossimità del fondale sono sicuramente un’ arma vincente.

Nulla deve essere lasciato al caso se vogliamo “portare a casa” il miglior risultato possibile: ad esempio la testina, mai troppo pesante, dovrà essere scelta accuratamente. Di solito, in questi casi non supero mai il grammo e mezzo di peso.

Dobbiamo sempre considerare che il più delle volte in questo periodo abbiamo a che fare con pesci apatici: l’esca dovrà quindi presentarsi nella maniera più naturale possibile.

Picoli shad e worm sono micidiali se mossi lentamente e nel modo più naturale possibile.

Dal morbido al “duro”

Non solo soft baits: io utilizzo con successo anche una tipologia di artificiali particolare, i cosiddetti “metal lure”.

Queste esche, fatte lavorare a saltelli in verticale rasenti il fondo, o in lunghi lanci per sondare le eventuali buche più ampie e profonde, riescono a stimolare anche i pesci più svogliati.

Anche i piccoli minnow, crank, spoon e il buon vecchio cucchiaino possono rivelarsi buoni alleati, a patto che siano utilizzati in maniera consapevole considerando ciò che ci siamo detti fin ora. Presentazione naturale, precisione e pazienza.

Attrezzatura ad hoc

Per garantire l’approccio più light possibile utilizzo una canna molto leggera da 7’ x 0.5/7g, un mulinello taglia 2500 con un sottile trecciato da 7lbs e un finale solitamente non superiori a 0.16 millimetri.

In inverno è importante pescare nelle ore più calde cercando di beccare la “finestra” di attività.

Un accessorio da non sottovalutare affatto è un buon paio di occhiali polarizzati, che ci consente di individuare il pesce facilitando così l’azione di pesca.

In questi ambienti c’è da camminare, limitiamo quindi la nostra attrezzatura!

Una mirata selezione di artificiali, finali, moschettoni e una pinza è tutto ciò che ci serve.

Aggiungiamo soltanto un buon paio di waders e un guadino da schiena che ci può aiutare nel recupero di eventuali prede di taglia importante.

Questi sono i miei consigli: considerate però che ogni spot cambia in base alla stagione e alla conformazione del territorio; quindi il nostro approccio alla pesca dovrà adeguarsi di conseguenza.

Spero, infine, di esservi stato utile per iniziare al meglio questa nuova stagione di pesca.

Osservare, camminare, osservare, camminare: la trota in torrente è un “lavoro” piacevolissimo da svolgere!
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Mi chiamo Paolo Baragioli, classe 1986. Ma per gli amici sono "Pax". Vivo a Novara, una delle province italiane con la maggiore quantità d’acqua nonché di biodiversità ittica. Questo mi ha permesso e mi permette di dedicare tanto tempo alla pesca sportiva abbracciandola a 360 gradi. Mio papà mi ha trasmesso questa “malattia” fin da piccolissimo. Sono 30 anni esatti quest’anno che non mollo una canna da pesca per più di 3 giorni. Sono laureato in Scienze Umane dell’Ambiente, del Territorio e del Paesaggio con una tesi sulla pesca sportiva: “Ambiente e pesca sportiva: una prospettiva di turismo sostenibile in Italia”. La trota è stato il mio primo amore e tuttora dedico tantissimo tempo alla sua ricerca, sia nei piccoli torrenti e laghi montani, sia nei grandi fiumi di fondovalle . Da ormai 6 anni sono Guida di Pesca Sportiva (la prima in italia ad essere completamente in regola) e da 3 anni lavoro per l’azienda Pro Tackles-Molix, come commerciale per la fascia nord ovest e lo sviluppo di alcuni prodotti.

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