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4 chiacchiere con il campione #3: Alberto Venturelli, tutto il bello del Retro Running

12 Aprile 2021  |   Caterina Vacchi

Si chiama Alberto Venturelli e ama la corsa ma… all’indietro: in questa intervista di Caterina Vacchi, il Campione Italiano di Retro Running si racconta. Il ritratto di un ragazzo forte e intelligente, cresciuto a “pane e sport”

36 anni, Modenese di Vignola, trapiantato “per amore” a Zola (in provincia di Bologna), Alberto Venturelli è il campione italiano di Retro Running.

Sì, avete capito bene, Alberto gareggia correndo all’indietro e corre pure davvero forte.

Questo ragazzo forte e intelligente ha una lunga storia da raccontarci, perché alla base della scelta di darsi al retro running ci sono cambiamenti, scelte e tante emozioni.

Allora Alberto, raccontaci come sei arrivato al retro running, una disciplina non proprio da tutti

Una storia davvero lunga. Sono cresciuto a pane e sport. Mio padre aveva una palestra di arti marziali, ho cominciato col judo e poi, da buon modenese, sono passato alla pallavolo per approdare al tiro con l’arco.

Ho cominciato per gioco, serviva un giovane in squadra e io avevo 13 anni, ma poi sono diventato Campione Italiano Assoluto e ho avuto anche la Medaglia di Bronzo al valore atletico.

Poi, a un certo punto ho cominciato ad ingrassare. Non sono mai stato un fuscello ma avevo messo su davvero tanti chili e non mi accettavo.

Ero in una spirale discendente, più ingrassavo, più mi deprimevo, più mangiavo e quindi ingrassavo e via così.

Sono arrivato a pesare 95 chili.

Ma come ti è venuto in mente di metterti a correre all’indietro?

Un carissimo amico andò in Rai in un noto programma e dichiarò di essere appassionato di Retro Running. Era campione del mondo di staffetta di corsa all’indietro. Mi incuriosii, lui cercò di coinvolgermi quando organizzò una gara per neofiti e insistette molto che andassi a provare.

Era il 31 Agosto 2014 a Casalecchio e io che credevo di andare a fare una cosa “alla buona” mi ritrovai l’intera Nazionale Italiana schierata. Mi sentivo così inadeguato con la mia maglia XXL, le scarpe recuperate chissà dove, la mia totale impreparazione.

E poi è partita la gara. Erano 700 metri, una campestre. Avevo la testa che mi girava, non sapevo neppure io cosa stavo facendo, ma correvo. Sono arrivato secondo.

Ho pensato: “Vuoi vedere che la vita mi ha dato un’occasione per rinascere?

E da lì cosa hai fatto?

Ho mollato il tiro con l’arco completamente e ho cominciato a correre (all’indietro) come un pazzo, a Gennaio 2015 ero 77 chili.

Oggi peso circa 67 chili.

Correvi già in avanti, prima di cominciare col retro running?

Non avevo mai corso prima in vita mia. La cosa buffa è che ho cominciato a correre iniziando a correre all’indietro. Sto cominciando ora a imparare a correre in avanti.

E poi la tua carriera sportiva è decollata in un attimo

Sì. E’ vero. Il mio amico mi diceva che ero portato, che ero davvero forte.

Nel maggio del 2015 ho partecipato ad una gara di 1 chilometro, in salita, erano 63 metri di dislivello. Avevo una paura bestiale di non farcela ed ero circondato da gente che sembrava fortissima. Sono partito per ultimo, avevo paura di cadere, di inciampare, di non arrivare in fondo.

Ho vinto. A quel punto mi sono resto conto anche io di avere una dote.
Sono arrivato poi terzo al Campionato Italiano, subito nel 2015.

Nel 2016 al Campionato mondiale abbiamo fatto il record con la staffetta.

Ho vinto due Titoli Italiani (l’ultimo nel 2019) e nel 2015 anche
il Campionato Retro Challenge (Vinto 2015)

Facevo il velocista, i 100 metri. Ma le distanze lunghe mi attiravano. Al mio secondo Mondiale, l’ultimo che sono arrivato a correre, la mezza maratona.

La cosa più difficile del correre all’indietro?

Abituare il corpo e la mente a fare un movimento che di fatto è innaturale: si usano dei muscoli completamente diversi da quelli della corsa tradizionale.

E poi devi abituarti a non girarti: dai un’occhiata indietro solo ogni tanto.

Però è una disciplina che fa bene al corpo: bruci di più e sei portato a curare maggiormente aspetti che nella corsa in avanti tralasci: l’equilibrio e la postura, per esempio. Sei costretto a stare dritto perché altrimenti cadi.

Come ci si allena?

La preparazione è la stessa della corsa tradizionale. Si fanno il fondo, le ripetute, gli allenamenti di interval training, i medi e i lunghi.

Insomma tutto uguale, ma all’indietro.

Quali allenamenti fai? Quante ore?

In condizioni normale 4 allenamenti a settimana più la gara.

Corri anche in avanti?

Sì, ma da poco. Ho un allenatore che mi sta insegnando. Ho qualche progetto. Mi piace. E’ una nuova sfida.

Quali sono le distanze delle gare del retrorunning?

Tutto uguale alle gare normali. Al Mondiale si arriva alla maratona.

Raccontaci la tua vittoria più bella

L’Argento ai Campionati Mondiali nei 10.000 in pista a Bologna. Ma anche il Titolo Italiano sul Pavè a Padova. Una Gara meravigliosa perché ho battuto uno dei più forti campioni del mondo. E perché c’era anche il mio bimbo di 13 mesi.

E la gara che ti ha più deluso?

La corsa mi ha fatto talmente bene fino ad ora che l’ho sempre vissuta come un elemento positivo della mia vita. Non mi ha mai deluso. Solo regalato momenti bellissimi e un grande riscatto.

Con quali scarpe corri? Hai qualche accorgimento particolare per la scelta delle scarpe?

Al momento sto usando le Adrenaline 21. La scelta delle scarpe è la medesima che per la corsa tradizionale, forse si consumano leggermente in posti diversi, ma sostanzialmente non ci sono differenze.

Ci sono altre cose che indossi quando corri?

Nella gare di velocità in genere si porta il casco. Non è obbligatorio, ma io l’ho sempre usato. Una volta sono caduto e da allora ho preferito scegliere la soluzione più sicura.

I tuoi prossimi obiettivi.

Vorrei fare bene al Campionato del mondo di Parigi a Luglio 2021 (se si correrà vista la situazione Covid). Poi, come ti dicevo, sto imparando a correre in avanti e mi piacerebbe arrivare a fare una mezza e sono già iscritto ad un trail a settembre.

Ma il mio obiettivo più grande è essere un esempio di riscatto e di rinascita. Far capire alle persone che lo sport ti salva, dai problemi di salute, dalla depressione, dal chiudersi in se stessi.

Io ne sono un esempio chiarissimo, ma tutti possono farcela.

E allora non ci resta che ascoltare Alberto, che corriate in avanti o all’indietro, ricordate sempre quanto è importante muoversi, sfidarsi, fare un passo oltre la propria comfort zone.

Allacciate le scarpette e andate là fuori.

La corsa è vita.

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