Dalla strada alla montagna. La follia di un fine settimana

9 Luglio 2019  |  Matteo Losa

Ci sono cascato anche io. Ho provato la corsa in montagna alla Fraciscio – Angeloga. Ed è stato… BELLISSIMO!

C’è un momento, nella vita di un runner, in cui la follia supera la realtà. Si chiama corsa in montagna.

Intanto definiamo la mia personale concezione della parola “runner”, riferita a me medesimo. Mi ritengo un “tapascione”, non sono tra quelli che si fissano con tempi, tabelle, alimentazione, ripetute, allunghi e chi più ne ha più ne metta. Io corro per divertirmi, per stare insieme agli amici, ma soprattutto, per reintegrare dopo aver corso: ovvero per essere un vero leader nello sport da tavola.

Ma ogni tanto anche io accuso la “sindrome del runner”, quella che ti spinge a fare cose poco sensate, a cercare di superare i limiti, ad andare oltre alla tua “comfort zone” fatta di 10km con gli amici. E allora capita di passare un fine settimana in montagna, nella ridente Fraciscio, frazione di Campodolcino. Se non sapete dove sia, non vi preoccupate, nemmeno io ne ero a conoscenza fino a qualche anno fa, ma Google Maps risolve molti dubbi.

Il kit del runner in trasferta

Rigenerazione muscolare nel lago di Montespluga

Avendo ormai la “fissa” della corsa decido di portare con me il “kit del runner in trasferta”: scarpe, maglietta, pantaloncini e… la voglia di non piazzarsi sulla sdraio con una birra in mano. Venerdì pomeriggio decido di fare allenamento in quota (quelli bravi direbbero così)  e opto per un sgambata a 2000 metri, con fiatone fotonico annesso.

Costeggiando il lago di Montespluga, mi sparo un 7km (con tempi intorno ai 5’ al km) e mi sento bene. Poi, come i veri professionisti, decido di immergere le mie gambe nelle acque “freschine” del lago alpino: rigenerante, altro che le terme. Questa sgambata scaccia i sensi di colpa per i successivi 2 giorni dove, probabilmente, la cosa più leggera che ingurgiterò saranno i pizzoccheri della Valchiavenna, un concentrato di burro e formaggio che, se provaste ad andare a fare gli esami del sangue a distanza di qualche ora dopo averli mangiati, troverebbero delle tracce di plasma nel burro e non viceversa.

E qui inizia il bello, al rientro in hotel, dove, ormai, i proprietari sono più che altro amici: “Ma tu quindi corri?

“Corro?!? Muovo le gambe a ritmo e cerco di non far diventare la mia pancia simile ad un’anguria. Già sono pelato, se divento anche panzone è finita”.

“Dai, settimana prossima vieni su che c’è la Pizzostellaskyrunning.”

ndr. La Pizzostellaskyrunnng, scritto tutto attaccato, è una gara in montagna che concede la scelta di affrontare 3 “leggerissime” tipologie di percorso

Vertical: 4km con 1000mt di dislivello positivo

Skyrace: 20km con 1700mt di dislivello positivo

SportIT Fraciscio - Angeloga
L’importanza della dieta dell’atleta: ossobuco e polenta

Marathon: 35km con 2650mt di dislivello positivo.

Una “robina da niente”, insomma.

Voi siete pazzi. Io una roba del genere, forse, la faccio tra una decina di anni, se ai problemi mentali che già ho se ne aggiungono altri. No, rifiuto e vado avanti”.

“Va bene, ma allora domenica perché non fai la camminata Fraciscio – Angeloga?” (ndr. Non fidatevi quando in montagna scrivono “camminata”)

“Ci penso” (in realtà il mio ci penso era molto più volgare, ma non posso scriverlo)

Fatto sta che sabato (per puro caso, non pensate male) faccio lo stesso percorso della “camminata”, in compagnia della mia dolce metà, con molta calma. Una passeggiata (questa volta nel vero senso del termine) in montagna da Frasciscio al Rifugio Chiavenna dove birra, pizzoccheri, ossobuco con polenta e caffè sono la giusta ricompensa per riprendersi da 2 ore sotto al sole.

Dubbi esistenziali

Durante la discesa mi chiedo: “Ma sarò in grado di farla correndo?

No! La risposta è no! E togliti dalla testa di alzarti alle 7 la domenica mattina in vacanza per andare a correre in montagna. (Questo avrebbe detto una persona con del sale in zucca, ma sono un runner.)

Risultato: ore 7 sveglia, 7.30 colazione, ore 8 fuori dall’hotel per raggiungere la partenza. Perché ogni tanto non ascolto il mio IO che mi dice di stare fermo?!?

Fraciscio – Angeloga si parte

SportIT Fraciscio - Angeloga
I dubbi alla partenza della “Camminata Fraciscio – Angeloga”

Fatto sta che mi iscrivo, indosso il pettorale (da sciatore) numero 113 (avrei preferito il 112 per chiamare direttamente il numero unico di emergenza) e al suono delle campane si parte per 3,9km con 700 metri di dislivello. La partenza è poco traumatica, un paio di salitelle in paese e poi nei prati, fino a raggiungere il sentiero vero e proprio.

E anche qui la prima parte è ancora “corribile”, con un misto tra terra e sassi che, con la giusta attenzione, si superano agilmente. Ma ho bene in mente il percorso fatto meno di 24ore prima. La fatica sta per arrivare e si presenta sotto il nome di “Calvario”, un vero e proprio muro a zig-zag tra sassi, gradoni di pietra e un numero indefinito di “torte di mucca” da evitare.

Lo affronto con la giusta carica, almeno secondo i miei calcoli, ma lui mi affronta come un Mike Tyson vs. Sbirulino.

Passo dopo passo cerco di mantenere un ritmo che non mi porti “fuori giri” e che non mi ricordi cosa ho mangiato nei giorni precedenti. A rendere meno ardua la camminata è il clima: le nuvole coprono il sole e, almeno in parte, la sensazione è quella di una giornata fresca. Ristoro dopo circa 30 minuti (acqua che scende dalla montagna, mani a coppetta e via).

Quando finalmente sai che manca poco arriva il meglio del meglio. Un ultimo strappo in mezzo alle rocce, dove il passo più sicuro è una preghiera. Ma si supera anche quello, passi corti, un po’ di attenzione, un secondo di stop per rifiatare e si scollina, con il Rifugio Chiavenna che appare davanti agli occhi come se fosse un’oasi nel deserto.

Riprendo a correre, taglio il traguardo: 50’23’’. Che spettacolo, ho fatto la mia prima corsa in montagna.

Tu chiamale se vuoi… Emozioni

SportIT Fraciscio - Angeloga
Ai piedi del “Calvario”. I dubbi aumentano

E adesso? E adesso si cerca la seconda, la terza, la quarta. Calmo, calmo Teo che a Novembre hai una maratona da fare.

Però la soddisfazione, la bellezza del paesaggio, la fatica che si trasforma in gioia non hanno prezzo. La montagna merita rispetto e no, non si può andare a correre in montagna pensando di affrontarla come si affrontano 10km al Parco della Porada.

Dimenticatevi ritmi, tabelle, personali, quello che conta sono le sensazioni. Ogni sentiero è diverso e ogni passo non può essere uguale a quello precedente. Prestate attenzione. I sassi non sono stabili, ve lo posso assicurare e avere un buon paio di scarpe da trail è fondamentale.

Consigli di cuore

I consigli sono pochi e uno su tutti è fondamentale: usate il cervello.

Non dimenticatevi di portare dell’acqua o sali minerali. In montagna è abbastanza difficile trovare i ristori con la stessa frequenza di una corsa su strada e rimanere “a secco” non è una bella sensazione. Un marsupio con una borraccia o uno zaino idrico sono utili, sempre.

Se siete alle prime armi e volete “aiutarvi”, un paio di bastoncini potranno sicuramente darvi una mano. Ci vorrà un po’ di tempo per abituarvi, soprattutto nei tratti in cui potrete correre, a muovervi con i bastoni in mano, ma sui sentieri, sui sassi, tra le rocce scoprirete dei fedeli compagni di viaggio.

Un giubbino antivento – antipioggia tenetelo sempre a portata di mano. Siete in montagna, il clima potrà cambiare da un momento all’altro e le temperature non sono certo quelle di Riccione.

Detto questo, se siete dei “runners” come me, con la voglia di sperimentare, divertirvi e guardare poco ai tempi, provateci, andate a correre in montagna. Con la voglia di avventura, con la certezza di far fatica, con la paura di non riuscirci, usando sempre la testa, ma con la sicurezza di essere felici.

 

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