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Office Eucalyptus Aco: trout area con il “bottone”

Quando lo vedi ti chiedi se davvero quel pezzettino di metallo esagonale sia davvero in grado di prendere un pesce. Poi capisci che lo hanno inventato i giapponesi, che non fanno mai le cose per caso, e vuoi approfondire il discorso. Come abbiamo fatto noi

Quando gli Aco della giapponese Office Eucalyptus sono arrivati in negozio, la prima cosa che abbiamo pensato è che la trout area è diventata talmente tanto una mania che stiamo perdendo qualsiasi freno inibitorio.

Perché, fondamentalmente, ti chiedi come quelle cosine lì possano prendere un pesce.

Dai, almeno i metal jig e gli spoon alla lontana possono ricordare il profilo allungato di un pesce, ma questi “bottoni”…

Però i “bottoni” (così vengono chiamati da chi pratica l’area game) da qualche tempo stanno facendo parlare di sé.

Così, oltre a farli arrivare in negozio, abbiamo fatto qualche domanda a chi li usa per capirci qualcosa di più.

Innanzitutto, l’Aco rientra a tutti gli effetti nella famiglia degli spoon.

E’ infatti un’esca metallica dotata di amo singolo senza ardiglione, da lanciare e recuperare esattamente come i vari Weeper, Masukuroto, Sofia, e via dicendo.

La cosa particolare di questo spoon è in realtà il contesto di utilizzo.

Non è infatti un’esca di reazione; o meglio, non è un’esca che ci dà un vantaggio sul recupero bensì è una tipica esca ‘da caduta’.

Infatti, sono fondamentalmente due i contesti in cui va usata: la pesca in caduta lungo la colonna d’acqua e il bottom fishing, ovvero la pesca sul fondo.

In mezzo ai branchi

Il primo contesto è semplice: utilizziamo l’Aco come esca di ricerca non lungo la superficie ma nella colonna d’acqua.

L’Aco è un’esca da pesca in caduta. Nel colore marrone viene scelto quando vogliamo imitare un pellet che scende lentamente sul fondo. CLICCA SULLA FOTO per acquistarlo.

La forma stessa di questo artificiale deve farci capire più o meno “come” scenderà verso il fondo: lentamente, producendo tante vibrazioni.

Ed è questa caratteristica a farcela scegliere per sondare la colonna d’acqua e cercare di intercettare le trote in gruppo che non sono né a galla né sul fondo.

Rispetto a uno spoon classico, la forma dell’Aco gli dà un movimento ondulatorio davvero particolare, per certi aspetti, anzi, in molte acque, mai visto prima dal pesce.

E’ lì che scatta il trigger che convince la trota a mangiare questo spoon da trout area.

La pesca in caduta si fa in genere alternando momenti di discesa a colpi di vetta con la canna che fanno risalire l’artificiale per poi fargli ricominciare il moto vibratorio.

Scende fino in fondo

Come dicevamo poche righe fa, il secondo impiego di questo artificiale di Office Eucalyptus è sul fondo.

Bottom fishing: tipica situazione di pesca in cui le trote se ne stanno stazionarie sul fondo e non sono interessate a mangiare a mezz’acqua.

Capita tante volte nei nostri laghi: o sono galla imbrancate, e lì abbiamo tante tante armi a disposizione, oppure impacchettate sul fondo.

Possiamo usare i crank, ma non tutti raggiungono determinate profondità.

Idem gli spoon, che non hanno una massa tale da permetterci di pescare con sensibilità in molti metri di acque.

L’Aco, invece, nasce appunto per la pesca sul fondo, un po’ come si fa nel jigging in mare.

Lanciamo, aspettiamo che l’Aco cada sul fondo (attenzione, perché nella discesa verso il bottom la mangiata può arrivare da un momento all’altro) e appena lo tocca iniziamo a recuperare.

Non linearmente, ma facendolo saltare. Fondo, botta di canna che lo alza, fondo, botta di canna che lo alza.

Sale, scende, e vibra: è questo che scatena la mangiata del pesce!

Sistema magnetico

Nella parte posteriore dell’Aco è presente un cerchietto. Altro non è che un magnete a cui si attacca l’amo. Più l’amo è vicino allo spoon, più è facile che la trota rimanga punta.

Come se non bastasse la sua forma, questo spoon è molto particolare anche per un altro aspetto. Che non vedi subito, ma comprendi quando hai in mano l’artificiale.

La parte posteriore di questo spoon è dotata di un piccolo magnete a cui l’amo si “aggancia”.

In poche parole, l’amo è montato a ‘mo di assist hook (ma senza cordino) ed è fondamentalmente “libero”.

Tuttavia, rimane semibloccato, ma dovremmo dire !attaccato allo spoon”, grazie appunto al magnete che lo attira a sé.

A cosa serve questa finezza? Chi pesca a trout area sa bene che le trote a volte sono non diffidenti, di più!

Non ingoiano l’esca ma la “pizzicano”, e questo si traduce in vibrazioni sul cimino ma pesci non nel guadino.

Tenendo l’amo “addosso” allo spoon, facciamo in modo che le probabilità che un pesce entri in contatto con la punta dell’amo siano più alte rispetto alla situazione in cui l’amo penzolante vibra dietro il pezzettino di metallo.

Per concludere, diciamo che l’Aco è uno spoon “avanzato”, un must have per chi ha sposato lo trout area come tecnica elettiva.

Non è l’esca miracolosa ma sa essere, come tutte le cose pensate e studiate per approcci raffinati, l’elemento che scardina le situazioni statiche a nostro favore.

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