Waggler e feeder: ne catturi una sopra, poi due sotto

21 Ottobre 2019  |  Grant Albutt

Il feeder è un’arte “fluida”, dove le piccole cose fanno grande differenza. Grant Albutt di Dynamite Baits ci fa da guida per ottenere il meglio da questa tecnica tradizionale

La pesca a feeder è una di quelle tecniche che tutti pensano sia “facile”. E lo è, se fai le cose bene.

Però, in questa tecnica c’è molto di più di lanciare il pasturatore ricoperto con un mix di pastura e creare uno spot in attesa che il pesce arrivi.

Come qualsiasi disciplina di pesca, c’è una vera e propria “arte” dietro, anche nel feeder. E se sai come gestirla, puoi davvero riempire la nassa!

Grant Albutt è un pescatore appassionato di feeder, ed è molto forte, tanto da aver rappresentato il suo Paese nel Feeder Fishing World Champs.

“Non so qual è il motivo per cui il feeder mi piaccia così tanto”, ci dice, “trovo semplicemente che sia divertente e bello praticarlo.

Essendo anche un proprietario di una fishery, Grant è in grado di vedere molti degli errori commessi da tanti pescatori che fanno feeder.

Siamo stati a trovarlo presso lo Shatterford Lakes’ Erics Lake, per una “lezione” sulla pesca a feeder. Ecco quello che ci ha raccontato.

Per amore del feeder

Essendo un ex garista della Nazionale Inglese, Grant è in grado di pescare con ogni tecnica, ma il suo primo amore è e rimane il feeder.

Per questo 45enne pescatore, c’è una grande soddisfazione nello scegliere e creare uno spot durante la giornata di pesca.

Vedere che gli sforzi ripagano, “costruendo” la sessione. Poi, il feeder ha la peculiarità di essere efficace sia che il target siano pesci grossi sia che siano pesci piccoli.

“Con il feeder, quando entra il pesce, puoi prendere di tutto, spiega Grant, “ma devi fare le cose bene, altrimenti il pesce non arriva sullo spot. E’ questo che mi affascina della tattica”.

Il lato negativo del feeder è che è una tecnica statica, ed è dura da praticare, soprattutto davanti a laghi molto profondi.

“Con il feeder, ma come in tutte le tecniche di pesca, le piccole cose fanno le grandi differenze”, asserisce Grant.

Tutti i feeder non sono uguali

Come per i galleggianti, c’è un motivo per cui sul mercato ci sono tanti tipi di pasturatore, diversi per forma, peso e taglia.

I più semplici e diffusi sono sicuramente i cage feeder, ovvero i pasturatori a gabbietta. Però, nell’acqua in cui siamo sono inutili, perché sono pasturatori creati per pescare in acqua molto bassa.

Grant, per esempio, li usa quando la profondità non supera i 2 metri.

“I cage sono facili da riempire, ma al contempo hanno un design che li rende facili da svuotare perché l’acqua può entrare facilmente nella pastura”.

“Oggi sto pescando in questo posto dove la profondità è di 5 metri e mezzo, quindi la mia scelta ricade su un feeder open-end. Con un pasturatore così posso pescare con solo pastura, oppure fare un sandwich con diversi tipi di esca. Essendo un pasturatore chiuso, la diffusione della pastura sul fondo è più lenta. Poi io presso molto bene il tutto così sono sicuro che il pasturatore arrivi sul fondo integro”.

Peso e forma richiedono molta attenzione.

Grant sta usando dei pasturatori da 30 grammi taglia XL. Il motivo è perché qui ci sono pesci molto grandi, sia parlando di carpe sia di pesce bianco, e sono tanti, quindi è necessario mettere molta pastura sullo spot.

Poi, un pasturatore da 30 grammi affonda molto velocemente e non disperde quindi pastura sulla colonna d’acqua.

Oltre alla profondità, la scelta del pasturatore si basa anche sulla distanza: più un lago è fondo e più devi lanciare lontano, più il pasturatore deve essere pesante.

“Ci sono situazioni in cui un pasturatore piccolo lavora meglio, e sono le situazioni di pesca in acqua bassa, oppure nel sottoriva”, dice Grant.

Il set-up corretto

Grant fissa sempre i suoi pasturatori a un loop se sta pescando breme o pesce bianco. Questo trucco gli permette di far sì che il pesce senta subito il peso del piombo quando mettono in bocca l’esca.

Per le carpe, invece, preferisce un montaggio libero di correre sulla lenza, dal momento che le mangiate delle carpe sono più selvagge.

Il filo in bobina è un 8 libbre: sembra grosso per il pesce bianco, ma dobbiamo tenere a mente che comunque ci troveremo a lanciare pasturatori che, una volta caricati, pesano quasi 60 grammi. E che li rilanceremo ogni 5 minuti.

Il finale è lungo 40 cm ed è da 0,17 mm, in fluorocarbon, abbinato a un amo taglia 18.

“Parto sempre con un terminale lungo perché voglio che l’esca fluttui lentamente sul fondo”, dice.

“Se vedo che il pesce comincia a sfilare il bigattino dall’amo oppure a levarmi il chicco di mais, lo accorcio fino a 12 cm. Al contrario, se vedo che ho difficoltà nel vedere abboccate, allungo il terminale ogni 15 minuti finché non vedo abboccate. Mi fermo solo quando arrivo a 90 cm”.

La scelta dell’esca

La giornata che abbiamo scelto è spettacolare per catturare le grosse breme.

La miscela usata da Grant è un mix tra Dynamite Baits Green Swim Stim e Swim Stim Milled Expander Amino Original.

A questa miscela, aggiunge qualcosa che il pesce “percepisca”, dei pellet da feeder, ovvero Pellet da 1 millimetro Amino Original Swim Stim e da 2 millimetri Dynamite XL Pellet.

Sull’amo finiscono o un pellet da 8 millimetri oppure un chicco di mais giallo.

Utilizzando un feeder open-end, Grant può introdurre altre esche libere nella miscela, cambiando a ogni lancio e adeguando le esche al tipo di attività che c’è sullo spot.

Tra un lancio e l’altro non passano più di 5 minuti.

Finalmente arrivano…

Il feeder ha un piccolo limite: è fondamentalmente una pesca sul fondo, fatta vicina al fondale. Questo può essere un grosso problema nei laghi profondi, dove le carpe spesso vengono a galla naturalmente durante la giornata mentre noi siamo in pesca.

Per accorgercene basta “ascoltare” la punta della canna. Se il pesce è distribuito lungo la colonna, sentiremo delle botte sul cimino mentre il piombo scende sul fondo. Poi, non appena il pasturatore tocca il fondo, superando la zona di tenuta delle carpe, non sentiamo più niente.

“Per risolvere questo problema dobbiamo creare un waggler rig, dice Grant.

“Dobbiamo usare una penna di pavone o un normale galleggiante pellet waggler, l’importante è arrivare nel punto in cui lanciamo sempre il pasturatore”.

Grant cambia set-up e, usando lo stesso tipo di pastura mixata, lancia delle piccole palle di pastura attorno al galleggiante, per imitare il piombo feeder che tocca l’acqua. Se il pesce è a galla, o lungo la colonna, seguirà il rumore e arriverà all’innesco.

Pescando con delle palle di pastura, quando queste toccano l’acqua, la pastura sfaldata inizierà a scendere sul fondo e una parte di questa sul fondo ci arriverà. E’ possibile quindi che i pesci si abbassino e che l’attività sul galleggiante cessi. A quel punto dobbiamo essere pronti a tornare sul fondo.

“Quando si pesca così bisogna fare molta attenzione a non creare palle troppo dure, perché non devono affondare integre ma devono iniziare a sfaldarsi negli strati superficiali”, spiega Grant, “al contempo, se sono troppo soffici, non sarete in grado di lanciarle. E’ una sorta di gioco della bilancia, che richiede solo un po’ di pratica”.

Come per il feeder, Grant lancia una palla a ogni rilancio.

Grant è molto attento a variare il suo approccio a seconda della distribuzione del pesce lungo la colonna d’acqua. Su e giù, in un adattamento veloce alle condizioni di pesca.

Per esempio, mentre guardiamo Grant pescare la giornata è bollente, così come l’acqua, quindi i pesci sono saliti molto presto a galla.

Dopo circa un’ora di pesca a feeder, Grant comincia a sentire dei colpi sul cimino, quindi capisce che i pesci sono a circa 1 metro sotto la superficie dell’acqua. Eccolo passare al waggler e alle piccole palle di pastura: le catture ricominciano una via l’altra.

A fine giornata, Grant ha catturato quasi 100 chili di breme, di cui il 50 per cento sul fondo a feeder, e il restante 50 a galla.

Come in tutte le cose, ottieni solo ciò per cui ti impegni.

Se la tua idea di feeder è rilanciare ogni mezz’ora, senza curarti del pasturatore e della miscela di pastura, prenderai sì i pesci, ma saranno pochi.

Se userai invece le esche giuste, abbinate a un set-up congruo, sarai sicuramente ripagato di tutti i tuoi sforzi.

L’unico problema che avrai sarà trovare un compagno che ti aiuti, perché a fine giornata non sarai in grado di tirare su da solo la tua nassa!

CONTENUTO EXTRA 1 – CINQUE CONSIGLI SULLE PASTURE DA FEEDER

Uno) Segnati tutto: appuntati i risultati di ogni mix che hai creato, anche quelli che hanno funzionato solo in alcune situazioni. Potranno tornarti utili in futuro!

Due) Un mix meno attivo: se vuoi pescare breme e tinche hai bisogno di un mix più inerte, quindi prepara la pastura la notte prima della sessione. Questo farà sì che la pastura assorbirà velocemente l’acqua, risultando più pesante e meno assorbente in pesca.

Tre) Pastura: Se il pesce non si sta alimentando particolarmente forte, prova a eliminare le particelle più grossolane dal mix secco prima di aggiungere acqua.

Quattro) Preparati: se hai intenzione di lanciare molte palle di pastura, preparale prima. Questo è l’unico modo che hai per lanciarle velocemente e con ritmo. Entrare in ritmo è fondamentale per acquisire precisione.

Cinque) Sperimenta: se sulla confezione di pastura c’è scritto che è adatta per una sola specie, non è detto che non funzioni anche sulle altre. Quindi, fai esperimenti con vari mix e appuntati sempre i risultati.

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